< Iran: giovani uccisi, repressione ed “aiuti” annunciati: la tutela del cittadino tra diritto, potere e interessi energetici ! >
Quanto accaduto in Iran nelle ultime settimane non possono che destare grande preoccupazione in tutti noi.
Le notizie provenienti da quel Paese descrivono una dinamica che, sul piano giuridico, non consente ambiguità: uso letale della forza contro manifestanti, arresti di massa, oscuramento dell’informazione e minacce di esecuzioni.
Secondo HRANA (organizzazione per i diritti umani con base negli USA), i morti nelle proteste sono stati migliaia, con la maggioranza indicata come manifestanti.
L’Iran ha fornito una stima pubblica di circa 2.000, mentre il contesto resta opaco per blackout informativi e repressione.
Amnesty International e Human Rights Watch hanno documentato uccisioni di manifestanti protestanti e semplici passanti, inclusi minori, in diversi centri tra fine dicembre 2025 e gennaio 2026.
L’escalation non nasce dal nulla !
Le fonti indicano proteste alimentate da sofferenza economica e contestazione politica, cui il potere risponde con una logica di “ordine pubblico” trattata come guerra interna: fuoco reale, raid in strutture ospedaliere, detenzioni.
In parallelo, pesa un contesto esterno più duro: l’Iran è sottoposto da anni a sanzioni e pressioni internazionali; l’inasprimento della crisi interna si intreccia con una competizione regionale e globale che rende il Paese un nodo strategico.
Da giuristi, il criterio non è l’emozione: è la norma.
In materia di ordine pubblico e proteste valgono standard consolidati:
- Diritto alla vita e divieto di uccisioni arbitrarie.
- Libertà di riunione pacifica e divieto di repressione indiscriminata.
- Garanzie del giusto processo (in particolare quando si minacciano condanne capitali per condotte legate alla protesta).
Quando si registrano uccisioni di manifestanti, minori coinvolti, arresti massivi e minacce di esecuzioni, il tema non è “stabilità” ma violazione di obblighi fondamentali.
È dovere della comunità internazionale chiedere accesso, tracciabilità dei fermati, stop all’uso letale e moratoria sulle esecuzioni connesse alla protesta (come segnalato anche dal dibattito internazionale sui casi di condanna imminente).
Sul versante statunitense, il Presidente Trump ha pubblicamente incoraggiato i manifestanti e dichiarato che “help is on the way”, senza però chiarire strumenti e base giuridica delle misure annunciate.
Contestualmente, Trump ha annunciato una misura di pressione economica eccezionale: tariffa del 25% su tutto il commercio con gli USA per i Paesi che fanno affari con l’Iran, presentata come risposta politica alla crisi.
Reuters sottolinea che, al momento dell’annuncio, non risultavano dettagli formali o base giuridica pienamente chiarita dalla Casa Bianca.
Qui va detto con nettezza:
- Un conto è assistenza umanitaria (canali medici, beni essenziali, supporto a comunicazioni, protezione rifugiati).
- Altro conto è coercizione commerciale extraterritoriale (tariffe “secondarie” verso terzi), che rischia di ampliare la sofferenza della popolazione se produce effetti economici generalizzati.
Sul piano legale, gli USA ricordano da anni che le sanzioni includono eccezioni e licenze per beni umanitari; ma nella pratica, l’“over-compliance” finanziaria e bancaria può ostacolare medicinali e forniture essenziali.
Per una visione cristiano-democratica la domanda è una sola: gli strumenti adottati proteggono davvero i civili o li colpiscono indirettamente?
Non serve attribuire intenzioni interiori: bastano gli atti e le dichiarazioni pubbliche.
Nelle ultime settimane si osserva un disegno coerente: pressione su nodi strategici e, dove possibile, controllo di risorse.
- Venezuela: dopo la cattura di Maduro, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero “run” il Paese fino a una transizione e, secondo ricostruzioni giornalistiche, la questione petrolifera è parte centrale del quadro.
- Groenlandia: Trump ha rilanciato l’obiettivo di acquisizione/controllo della Groenlandia per ragioni strategiche nell’Artico; la leadership groenlandese e danese ha respinto con forza, ribadendo l’ancoraggio a Danimarca/NATO/UE e definendo inaccettabili le minacce.
- Iran: la nuova tariffa “secondaria” del 25% punta a colpire le entrate e l’export (in particolare petrolifero), agendo non solo su Teheran ma sui partner commerciali.

Questo non è “complottismo”: è politica di potenza dichiarata, dove energia, rotte, sanzioni e commercio diventano strumenti di comando.
Non è necessario inventare un “piano segreto”. È un fatto strutturale che gran parte della forza coercitiva USA deriva da:
- accesso al mercato americano,
- centralità finanziaria e capacità di imporre costi tramite misure extraterritoriali.
La tariffa annunciata verso chi commercia con l’Iran è esattamente questo: usare il peso commerciale-finanziario americano per condizionare scelte di terzi.
Da qui, per l’Europa, il punto politico è serio: sovranità economica e tutela del cittadino europeo (prezzi, energia, filiere) non possono essere subordinate a shock imposti dall’esterno senza una strategia comune.
Una posizione democratico-cristiana deve rifiutare due errori simmetrici:
- l’indifferenza verso la repressione (che viola la dignità della persona),
- e l’uso “umanitario” come alibi per interventi o misure che scaricano i costi sui civili.
La tutela del cittadino – iraniano ed europeo – richiede standard chiari:
- condanna giuridica dell’uso letale contro manifestanti e richiesta di accesso a informazioni su arrestati e processi;
- canali umanitari reali (medicina, beni essenziali, comunicazioni), non coercizione economica indiscriminata;
iniziativa europea autonoma: protezione dei civili, controllo delle conseguenze economiche interne e diplomazia multilaterale credibile.
Per una linea democratico-cristiana, la tutela del cittadino richiede: condanna netta delle uccisioni e richiesta di accesso indipendente a informazioni su arrestati, processi e vittime; corridoi umanitari reali e verificabili; rifiuto dell’uso “umanitario” come copertura per escalation militari o misure economiche indiscriminate; iniziativa europea autonoma, capace di proteggere diritti e stabilità economica interna.
Il diritto non è retorica: è l’unico argine quando la forza torna a parlare.
E la politica, se vuole essere morale, deve dimostrare che ogni misura “per il popolo” non si traduca, ancora una volta, in un costo pagato dal popolo.
A cra di dott Giovanni Luigi Girotto (Vicenza)
giovanni.girotto@dconline.info * cell. 351-4244992 *
Segretario interregionale del Dipartimento lavoro e Problematiche sociali” della Democrazia Cristiana del Triveneto
Componente del Consigliere Nazionale della Democrazia Cristiana
Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana
Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana
www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

Attenzione Angelo: i Persiani non sono una Tribù Araba, e Zio Donald lo sa! Perché lo Zio sa tutto, come esattamente l’altro Zio ovvero Vladimir. Insomma gli zii sanno quello che fanno! http://www.colussistefano.com