< AVVOCATO DARIO GIANNICOLA (DEMOCRAZIA CRISTIANA): LE GUERRE PROVOCANO MORTE E POVERTÀ ED E’ IL PREZZO REALE CHE PAGANO I POPOLI ! >
Nella giornata in cui commemoriamo gli ottocento anni del “transito” di San Francesco, patrono d’Italia ed indubbiamente grande uomo di pace, ben volentieri pubblichiamo sul giornale democristiano < IL POPOLO > l’interessante intervento dell’Avvocato calabrese Dario Giannicola, Consulente del Dipantimento < Difesa e Sicurezza > e del Dipartimento < Legalità e Giustizia > della Democrazia Cristiana italiana.
<< Mentre i conflitti distruggono vite e territori, rincari, energia e carburanti mettono sotto pressione famiglie e imprese, la diplomazia resta uno degli strumenti essenziali per prevenire l’escalation e cercare soluzioni politiche.
Ci sono immagini alle quali il mondo rischia di abituarsi: città devastate, famiglie costrette a lasciare le proprie case, feriti, vittime e bambini che crescono dentro la paura.
Dietro ogni guerra non esistono soltanto strategie militari, confini, equilibri geopolitici o interessi economici. Esistono, prima di tutto, persone.
La distruzione non si ferma al fronte.
Quando un conflitto si prolunga, le sue conseguenze non rimangono circoscritte ai luoghi in cui si combatte.
Le tensioni geopolitiche possono incidere sui mercati energetici, sui trasporti, sulle catene di approvvigionamento e sulla fiducia di famiglie e imprese.
Non ogni rincaro dipende dalle guerre, ma le crisi internazionali possono amplificare instabilità e costi già presenti nell’economia.
A pagare il prezzo più alto sono naturalmente le popolazioni direttamente coinvolte: morti, feriti, sfollati, famiglie spezzate, infrastrutture distrutte.
Ma esiste anche un costo più lontano e meno visibile, che arriva nella quotidianità di milioni di cittadini attraverso il prezzo dell’energia, dei trasporti e dei beni di consumo.
Famiglie e imprese sotto pressione.
In Italia, secondo la stima preliminare dell’ISTAT per settembre 2026, l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto.
L’Istituto segnala che l’accelerazione è legata soprattutto ai beni energetici, cresciuti complessivamente del 22,3% su base annua, oltre che agli alimentari non lavorati e ad alcune componenti dei servizi.
Numeri che non sono solo semplici statistiche.
Ogni aumento dell’energia può riflettersi sui costi di produzione; ogni aumento dei trasporti può incidere sulla logistica; ogni incremento dei carburanti pesa sui lavoratori che si spostano, sugli autotrasportatori, sulle imprese e, in ultima analisi, sul prezzo finale di molti beni e servizi.
Il 2 ottobre 2026, sulla base dei dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy riportati dall’ANSA, il prezzo medio nazionale self service risultava pari a 2,064 euro al litro per la benzina e 2,261 euro al litro per il gasolio.
I valori erano in calo rispetto ai giorni precedenti, ma restavano su livelli capaci di incidere sensibilmente sui bilanci familiari e aziendali.
Povertà e fragilità sociale.
Il quadro diventa ancora più delicato se questi rincari incontrano famiglie già economicamente fragili.
Gli ultimi dati ISTAT disponibili sulla povertà assoluta indicano che nel 2024 si trovavano in questa condizione oltre 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% dei residenti.
Nel 2025, la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale era del 22,6%, circa 13,3 milioni di persone.
Sono dati che invitano alla prudenza quando si parla di nuovi aumenti. Per molte famiglie, infatti, pochi euro in più sul pieno, sulla bolletta o sulla spesa alimentare possono significare rinunciare ad altro: cure, formazione, tempo libero, manutenzioni, risparmio.
La crescita dei costi non colpisce tutti allo stesso modo; pesa maggiormente su chi dispone di margini economici più ridotti.
La diplomazia: un ruolo da rendere concreto.
È in questo scenario che torna centrale il ruolo della diplomazia.
Le Nazioni Unite ricordano che prevenire i conflitti attraverso diplomazia, mediazione e buoni uffici è uno dei modi più efficaci per ridurre la sofferenza umana e gli enormi costi economici prodotti dalle guerre e dalle loro conseguenze.
La diplomazia non è una formula astratta e non coincide con l’assenza di posizioni o interessi contrapposti.
Significa mantenere aperti canali di comunicazione, costruire mediazioni possibili, creare condizioni per tregue, accordi umanitari e, quando possibile, soluzioni politiche durevoli.
Meno tavoli mediatici, più risultati.
Da cittadino e da professionista, guardo con crescente preoccupazione alla quantità di dibattiti, tavoli televisivi e confronti tra opinionisti che occupano ore di comunicazione pubblica senza che, almeno nella percezione comune, emergano risultati proporzionati alla gravità delle crisi in corso.
Il confronto pubblico ha certamente una sua utilità: informa, aiuta a comprendere e permette di rappresentare posizioni differenti.
Ma quando la discussione diventa ripetitiva e autoreferenziale, il rischio è che si trasformi in rumore.
Personalmente ritengo che sarebbe più utile vedere meno passerelle mediatiche e più tavoli diplomatici realmente operativi, capaci di produrre contatti, mediazioni e passi concreti verso la riduzione delle ostilità.
Nello stesso tempo, nel dibattito pubblico trova molto spazio il tema delle spese militari, degli armamenti e del sostegno alle capacità di difesa dei Paesi coinvolti.
Sono decisioni complesse che gli Stati assumono sulla base delle proprie valutazioni di sicurezza.
Il punto che pongo è un altro: accanto a ogni discussione sulle risorse destinate alla dimensione militare, dovrebbe essere altrettanto visibile e misurabile l’investimento politico, economico e istituzionale nella diplomazia, nella mediazione e nella costruzione della pace.
Non possiamo permettere che la guerra diventi una condizione percepita come normale.
Ogni giornata di combattimenti porta nuove vittime, nuove distruzioni e nuove ferite destinate a durare nel tempo.
Il finanziamento delle capacità militari può essere presentato dai governi come strumento di difesa o deterrenza; allo stesso tempo, resta indispensabile chiedere quali iniziative diplomatiche siano concretamente in campo per ridurre la violenza e aprire percorsi negoziali.
La pace ha anche un valore economico e sociale.
Pace, economia e giustizia sociale non sono mondi separati. L’instabilità internazionale può alimentare volatilità nei mercati; gli shock energetici possono aumentare i costi; l’inflazione riduce il potere d’acquisto; la perdita di potere d’acquisto colpisce soprattutto chi ha meno possibilità di assorbire gli aumenti.
Per questo ritengo che il tema della pace non possa restare confinato a un principio ideale.
Ha una dimensione profondamente umana, ma anche sociale ed economica. Significa tutelare vite, comunità, lavoro, imprese e prospettive di futuro.
Dietro ogni numero dell’economia c’è una persona. Dietro ogni rincaro c’è una famiglia che deve fare i conti. Dietro ogni guerra ci sono esseri umani che non hanno scelto quel conflitto e che, tuttavia, ne subiscono ogni giorno le conseguenze.
È da qui che, a mio avviso, dovrebbe ripartire ogni sforzo diplomatico: dalla centralità della persona e dalla ricerca ostinata di soluzioni che riducano la sofferenza, prima che il prezzo della guerra – umano, sociale ed economico – diventi ancora più alto.
Vi è dunque la necessità di meno passerelle mediatiche e di più tavoli diplomatici realmente operativi: il punto non è riempire spazi, ma produrre risultati che riducano la sofferenza e avvicinino la fine delle ostilità. >>
A cura di Avv. DARIO GIANNICOLA * dario.giannicola@dconline.info *
Segretario generale della Fondazione “Papa Clemente XI – Albani”
Direttore e docente del Dipartimento Sicurezza Pubblica e Stradale della “Federiciana Università Popolare”
Direttore del Dipartimento Regionale per la Calabria dello “Sportello dei Diritti del Cittadino e dei Diritti del Malato”, nonchè Responsabile degli Affari Giuridici dello stesso.
Componente Dipartimento “Legalità e Giustizia” della D.C.
Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

ed a cura di Cav. ORONZO BRAI (Lecce – Cervignano del Friuli /UD)
Mail: templare260866@gmail.com * oronzo.brai@dconline.info * Cell. 334-1155781
Segretario regionale del Dipartimento < Sviluppo – Comunicazione – Marketing > della Democrazia Cristiana della regione Friuli Venezia Giulia
Segretario prov.le Dip. < Enti locali > Democrazia Cristiana prov. Udine.
Segretario Generale dell’Associazione “TRIPLA DIFESA ONLUS”
* Gran Maestro Cavaliere Ordine Internazionale dei Templari
Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana
www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it

Grazie per il prezioso contributo