Rosanna Giuliana Saraniti (D.C. Catania): dobbiamo combattere con impegno per garantire nella nostra Società effettive Pari Opportunità tra uomo e donna !

Rosanna Giuliana Saraniti (D.C. Catania): dobbiamo combattere con impegno per garantire nella nostra Società effettive Pari Opportunità tra uomo e donna !
Rosanna Giuliana Saraniti 

A cura di Dott.ss Rosanna Giuliana Saraniti (Catania)

rosanna.saraniti@dconline.info * 

Segretario comunale del Dip. Tutela del cittadino e per i Diritti Umani della Democrazia Cristiana del Comune di Catania

< Rosanna Giuliana Saraniti (D.C. Catania): dobbiamo combattere con impegno per garantire nella nostra Società effettive Pari Opportunità tra uomo e donna ! > 

Ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso di crescita e di formazione donne e uomini che mi hanno parlato, spiegato, insegnato, testimoniato i diritti umani.

Dalla Carta dei Diritti dell’Uomo, nata dall’impulso generato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ho imparato che l’essere un buon Cattolico è anche “fare i diritti” ovvero costruire attraverso l’impegno sociale e politico un percorso di diritti autentici e collettivi.

Nei successivi 72 anni dalla sua emanazione, soprattutto in Europa, davvero molto é stato fatto sul solco dei diritti e moltissime donne e uomini tramite il loro impegno e sacrificio hanno di certo contribuito all’affermazione di diritti fondamentali, universali e inviolabili .

Come donna del XXI secolo so di essere infinitamente più fortunata di chi è venuta prima di me, ma proprio come le donne che sono venute prime di me mi impegno quotidianamente affinché il solo essere donna non significhi essere oggetto di discriminazione.

Non bisogna fare, infatti, molta fatica per scoprire sempre nuove storie di avvilente disparità (tra uomo e donna).

Parlando di numeri e di esempi, si possono riportare i dati di dimissioni di mamme e neo mamme, nell’ultimo anno, aumentate del 25%, o ancora più in generale si possono riportare i dati sull’occupazione.

A livello mondiale, infatti, solo il 6% dei Capi di Governo; il 12% dei membri del consiglio di amministrazione delle aziende; ed il 9% dei CEO sono donne.

Se passiamo poi, sotto la lente d’ingrandimento l’Italia, le cose non migliorano.

Il nostro Paese è penultimo in Europa per partecipazione femminile al mercato del lavoro. Peggio di noi fa solo la Grecia. Solo una donna su due in età lavorativa è attiva.

Le donne, tra l’altro che rimangono nel mercato del lavoro, oltre ad

 

essere vittima del cosiddetto “gap” salariale ( e guadagnare meno degli uomini a parità di mansioni), vivono una condizione di segregazione sia orizzontale, sia verticale.

Orizzontale perché lavorano prevalentemente in ambiti meno prestigiosi e meno retribuiti. Verticale perché è raro trovare donne nelle posizioni apicali.  Solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è ricoperto da donne. Ed è abbastanza intuitivo che non essere nelle posizioni apicali significa non poter dare un’impronta al mercato del lavoro che tenga conto dei bisogni delle donne, in particolare in ambito di conciliazione.

Da questa piccolissima e superficiale analisi, è chiaro che molto debba essere ancora fatto e non nascondo che come donna sento sulla pelle un grandissimo senso di disagio e ingiustizia. Ingiustizia che intendo combattere in quanto dare alle donne le stesse opportunità degli uomini è, a mio vedere, un prerequisito essenziale per uno sviluppo sostenibile ed un generale miglioramento comunitario.

Lo scrittore statunitense Russell Hoban (1925 – 2011)

Spesso da donna Cattolica mi interrogo e ripenso al ruolo delle donne che prima di me, dopo aver fatto parte della Resistenza da cattoliche, pur escluse dal partito, non si persero d’animo e fondarono il Centro Italiano Femminile (CIF), orientato a sostenere la cultura e la partecipazione politica delle donne, a supporto del partito, «per creare una corrente di opinione o meglio un movimento apertamente e schiettamente cristiano che convogli la donna verso un femminismo in totale armonia con gli insegnamenti della Chiesa e la prepari, guidi e sostenga per la conquista e l’esercizio dei doveri che le sono propri nella nuova atmosfera nazionale».

E’ dalla storia quindi che intendo ripartire, per combattere, quelle che potremmo definire quotidiane ingiustizie, perchè come disse Russel Hoban:

Se il passato non può insegnare al presente, se il padre non può insegnare al figlio, la storia poteva fare a meno di andare avanti e tutto il mondo ha sprecato un sacco di tempo”.

 

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Fernando
Fernando
5 mesi fa

Dottoressa congratulazioni sincere. Condivido appieno la sua riflessione ed è giustissimo ripartire dalla storia :CIF ha scritto pagine importanti grazie all impegno e la coerenza di tante donne democratiche cristiane che si sono battute per una società in cui sono fondamentali le pari opportunità tra uomo e donna per una società che possa qualificarsi sociale. Il CIF può tornare benissimo ad avere ancora oggi il prestigioso ruolo all interno della Democrazia Cristiana.

Michele
Michele
5 mesi fa

Da uomo ritengo che sia giusto dare alle donne pari opportunità e lodo la giusta rivendicazione che il popolo dei Cristiani nello spirito debbano condividere.Auguro alla dottoressa di avere la solidarietà di altri e altre persone .

mm
Admin

Congratulazioni vivissime, cara Rosanna Giuliana Saraniti, il Suo pensiero ed il modo di combattere (PERFETTAMENTE CONDIVISIBILE), lascia purtroppo lo spazio alla richiesta: con quale sistema, con quali mezzi ? * In Parlamento purtroppo, di rappresentanti ne abbiamo proprio pochi e quelli che ci sono, sono in ordine sparso, ma finalizzati alla difesa della “bottega”, se non della propria. Quindi? Secondo il mio modesto avviso, è necessario cambiare la Legge elettorale, tornare alle Sezioni Comunali con guida Territoriale, ma con riferimento centrale, Regionale e Provinciale per avere nuovamente al centro le persone ed i loro bisogni, facendo si che le donne abbiano gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri, prescindendo dal fatto che la donna ha conquistato il diritto alla Maternità per la quale, gli è consentito assentarsi dal lavoro. Ciò non basta. La donna non può essere licenziata solo perché resta incinta. Male, la donna. Deve rimanere sul posto di lavoro senza CHE venga messa nelle condizioni di andarsene perché sta per diventare Mamma. Tutti, abbiamo od abbiamo avuto una Mamma, senza la quale, non esisteremmo. * ANTONIO MIGALI (PUGLIA).

mm
Admin

Congratulazioni e buon lavoro da Enrico Bologna (L’AQUILA).

mm
Admin

Rodolfo Concordia (ROMA) *  Ottimo articolo !!!!!!!

Antonio ciattih
Antonio ciattih
5 mesi fa

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