Riflessioni sull’indagine PISA (Programme for International Assessment) effettuata tra gli studenti di vari paesi OCSE (compresa l’Italia) – PARTE PRIMA >

Riflessioni sull’indagine PISA (Programme for International Assessment) effettuata tra gli studenti di vari paesi OCSE (compresa l’Italia) – PARTE PRIMA >

A cura del Prof. ALESSANDRO CALABRESE (Ginosa/TA) * Segretario nazionale del Dipartimento < Cultura, Scuola, Pubblica Istruzione, Università e Ricerca > della Democrazia Cristiana * alessandro.calabrese@dconline.info .

Il Prof. Alessandro Calabrese (Taranto) con accanto il Comm. Rodolfo Concordia (Roma) ai lavori della Direzione naz.le D.C. a Roma (sabato 11 gennaio 2020).

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<Riflessioni sull’indagine PISA (Programme for International Assessment) effettuata tra gli studenti di vari paesi OCSE (compresa l’Italia) – PARTE PRIMA>

In occasione dei lavori della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana riunitasi a Roma nei giorni 10 e 11 gennaio 2020, il prof. Alessandro Calabrese (Taranto) ha predisposto un documento riguardante alcune importanti tematiche rispetto al Dipartimento Nazionale della D.C. da lui presieduto e che è quello della < Cultura, Scuola, Pubblica Istruzione, Università e Ricerca >.

Riproponiamo, pubblicandolo in due parti, il documento di cui trattasi nella sua integralità immaginando che possa suscitare un dibattito di cui si terrà conto anche in sede di Direzione nazionale del partito e dello stesso summenzionato Dipartimento nel corso delle prossime riunioni.

Nella primavera del 2018 è stata effettuata l’indagine PISA (Programme for International Assessment) e i dati sono stati pubblicati nel successivo anno 2019. La rilevazione ha valutato le competenze chiave essenziali acquisite dagli studenti quindicenni appartenenti ai Paesi OCSE compreso l’Italia.

Il tavolo della presidenza della Direzione naz.le D.C. (11/01/2020

La rilevazione ha interessato ben undicimila studenti quindicenni italiani, per valutare le competenze raggiunte nella lettura, nella matematica e nelle scienze, attraverso un questionario uguale per tutti.

Gli studenti italiani che si sono sottoposti al test, hanno mostrato che solo il 4% degli intervistati sa distinguere tra fatti e opinioni quando leggono un testo di un argomento a loro non conosciuto. Il 25% mostra difficoltà con gli aspetti di base della lettura. Le rilevazioni per la matematica possiamo globalmente definirle soddisfacenti, mentre per le scienze si assiste a una vera e propria “caporetto”.

Questo Dipartimento della Democrazia Cristiana vuole offrire spunti di riflessione e sane provocazioni sugli aspetti messi in luce dalle varie rilevazioni, rifuggendo l’ormai invalsa predisposizione a registrare i dati (spesso catastrofici) e puntualmente trasferire il tutto nel dimenticatoio, anziché affrontare il problema e ricercare le soluzioni, coinvolgendo nel dibattito anche gli operatori scolastici che dovrebbero attuare le strategie che si andranno a predisporre.

Questa riflessione riguarda le patologie della lingua italiana, specificatamente la lettura e la comprensione del testo, trasferendo la questione delle scienze e il divario di competenze rilevato tra gli studenti del nord, quelli del centro, del sud e delle isole.

Ed inoltre prevedendo – tra i Licei i tecnici e i professionali – altri approfondimenti che questo Dipartimento assume l’impegno di studiare ulteriormente.

Un’immagine dei partecipanti alla riunione della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana

I risultati disastrosi evidenziati nelle rilevazioni PISA  – in ambito OCSE – sono chiaramente confermati anche dai test Invalsi somministrati agli studenti di terza media.

In essi infatti emerge una scarsa capacità di comprendere, utilizzare, valutare.

Incapacità che si manifesta nel distinguere tra fatti e opinioni quando leggono un argomento non familiare.

Un’immagine dei partecipanti alla riunione della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana

Gioverà fare il punto di discrimine da quando è iniziato questo processo involutivo, ricercando fatti e ragioni che ne hanno determinato l’andamento, ripercorrendo le tappe storiche più significative che hanno modificato gli assetti scolastici, successivamente alla riforma gentiliana.

A parere di questo Dipartimento, il punto di snodo si è avuto dal 1958 quando si cominciò a delineare il progetto di una scuola media unica con il conseguimento dell’obbligo scolastico a 14 anni.

La battaglia per introdurre l’obbligo scolastico è stata una conquista straordinaria, non altrettanto si può dire per quanto concerne quella condotta dall’allora PCI di cancellare il latino dai programmi di studio di quel segmento formativo.

Tale posizione trova riscontro in un intervento del Senatore comunista De Simone che così si esprimeva:”.. le forze che in seno al Governo di centro-sinistra hanno imposto il nuovo indirizzo nella nuova scuola media obbligatoria sono, non c’è dubbio, le forze conservatrici, le forze che ispirano alle gerarchie vaticane, le forze che vogliono mantenere con il latino  e attraverso il latino la scuola media strutturata sul privilegio di classe e sulla discriminazione”.

Tale posizione rappresentava il pensiero ufficiale dell’intero Partito Comunista, riportata anche in numerosi articoli apparsi sull’Unità, organo di stampa del PCI, nel quale era approfondito il tema del latino che stava per andare in discussione al Senato.

L’articolo, citato testualmente, riportava che:”La permanenza del latino fra le materie d’insegnamento costituiva, per esempio, un elemento molto grave, in quanto lasciava in piedi una discriminazione oggettiva nei confronti degli alunni provenienti da famiglie operaie e contadine”.

Tale assurda e anacronistica posizione risultava essere, oltre tutto, fortemente offensiva proprio nei confronti di quegli alunni provenienti dalle famiglie operaie e contadine, in quanto si postulava che costoro, per la loro condizione sociale erano ipodotati e incapaci di apprendere, al pari dei loro coetanei provenienti da famiglie agiate.

Si affermava, quindi, che i figli della povera gente erano biologicamente inferiori, privi dell’intellettualità dovute al genere umano. Purtroppo tale posizione era, con sfumature e motivazioni diverse, la posizione a cui si ispiravano le forze politiche di sinistra, ivi compresi i repubblicani.

In tale contesto storico, la vicenda assunse connotati pedagogici, etici, morali e politici rilevanti, in quanto il Paese era governato da una coalizione di centro-sinistra.

On. Aldo Moro

Un ruolo di mediatore lo assunse un deputato socialista della Costituente Tristano Codignola il quale, anche se pubblicamente non si era mai espresso a favore o contro il latino, ipotizzava la riforma assegnando all’alunno la possibilità di scegliere tra lo studio del latino e un’altra materia, accusando la Democrazia Cristiana, i partiti di destra e la Chiesa, di non riconoscere ai giovani tale capacità.

A nulla valse l’impegno profuso da Aldo Moro, di concerto con l’allora Ministro Luigi Gui, per scongiurare con tale compromesso la cancellazionedel latino dal piano di studi della prima classe, in seconda l’insegnamento dell’italiano avrebbe dovuto contenere elementari conoscenze di latino, mentre il “capolavoro” si concludeva prevedendo l’insegnamento facoltativo in terza classe.

Le prove di tale compromesso sono presenti negli atti della VII Commissione Istruzione della Camera dei Deputati, laddove è riportato: ”E’ con poche differenze, il latino come è già configurato nei vigenti programmi della scuola media, ma con una particolare considerazione per coloro che tale studio non continueranno, ai quali non si vuole imporre uno sforzo inutile, ma con un preciso obiettivo pedagogico-sociale, si vuol fornire un elemento di esperienza che, senza pesare come materia autonoma, consenta loro di decidere con una qualche cognizione di causa se tale studio intendano o no continuare”.

L’On. Luigi Gui, già Ministro della Pubblica Istruzione

Il compromesso raggiunto che dette vita alla legge 31 dicembre 1962, n. 1859, Istituzione e ordinamento della scuola media statale, rappresenta uno degli obbrobri perpetrati a danno delle future generazioni, calpestando la capacità formativa del latino per un miglior apprendimento dell’italiano, per tutti gli alunni provenienti da qualsivoglia classe sociale, rinunciando colpevolmente a uno studio che avrebbe consentito il miglioramento non solo didattico degli alunni, ma anche ad un non trascurabile, accrescimento morale ed educativo.

Mentre il Governo era alla ricerca di soluzioni pasticciate, con mediazioni di basso profilo, L’Unità proseguiva nel suo attacco feroce e classista nei confronti del latino, giudicando le posizioni assunte dalla maggioranza del Governo una contraffazione delle reali possibilità che la nuova scuola doveva offrire. La DC, purtroppo, pur riconoscendo il valore formativo del latino, aveva accettato una mediazione di basso profilo che prevedeva il confinamento di tale studio solo nella terza classe e anche facoltativo, pur riconoscendo che tale studio non era più complesso di altre discipline.

A nulla erano valse le pressioni del mondo cattolico che considerava il latino come un’arma culturale che doveva sconfiggere la cultura positivista, postulando una scuola media aperta a tutti, anche a coloro che, per la presenza di una materia così impegnativa come il latino, fosse garanzia di un buon livello culturale, e di offrire a coloro che avrebbero continuato gli studi, soprattutto quelli classici, di avere conoscenze preziose per tale percorso formativo.

Nel corso del tempo tale compromesso è stato gradualmente smontato, realizzando il sogno della sinistra di cancellare definitivamente lo studio del latino dal percorso della scuola media non fornendo più nè risorse economiche e tanto meno professionali.

(FINE PRIMA PARTE).

 

A cura del Prof. ALESSANDRO CALABRESE (Ginosa/TA) * Segretario nazionale del Dipartimento < Cultura, Scuola, Pubblica Istruzione, Università e Ricerca > della Democrazia Cristiana * alessandro.calabrese@dconline.info .

 

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