LUCA DE GENNARO (D.C. PESCARA): SIAMO DI FRONTE AD UNA CRISI ECONOMICA MOLTO PREOCCUPANTE !

LUCA DE GENNARO (D.C. PESCARA): SIAMO DI FRONTE AD UNA CRISI ECONOMICA MOLTO PREOCCUPANTE !

A cura di Dott. LUCA DE GENNARO (Pescara) * luca.degennaro@dconline.info * Segretario politico provinciale della Democrazia Cristiana prov. Pescara * Vice-Segretario nazionale Dip. politiche economiche della Democrazia Cristiana

Luca De Gennaro

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< LUCA DE GENNARO (D.C. PESCARA): SIAMO DI FRONTE AD UNA CRISI ECONOMICA MOLTO PREOCCUPANTE!>

Sono stati pubblicati i dati ISTAT riferiti al 30 giugno 2020.

Essi presentano – come era del tutto prevedibile – un crollo verticale della nostra economia.

Differenza dati economici Italia tra secondo e primo trimestre 2020

Prodotto Interno Lordo: – 12,8% * Importazione beni e servizi: – 20,50% * Esportazioni di beni e servizi: – 26,40% * Investimenti fissi lordi: – 14,9% * Consumi finali nazionali: – 8,70

Sentivo dire, da alcuni commentatori, che sono i peggiori dati dal 1995. Certo abbiamo vissuto un esperienza tragica, non prevedibile ma…. quello che onestamente mi preoccupa è la ripartenza.

Sarà l’estate, sarà il caldo asfissiante ma…. non la vedo, non la percepisco. Se ne sente parlare ma non si vede. Un po’ come la luce in fondo al tunnel di < Monti > memoria.

Il vero banco di prova sarà settembre con le spese per i libri, i figli che crescono e hanno bisogno di nuovi abiti e i genitori si sono fatti una bella cassa integrazione.

Penso – io sono un ingenuo – che è una condizione comune a tutta Europa, che arriveranno i soldi dell’UE.

Certo che, quando battevamo moneta, grossi problemi non c’erano: il Ministero del Tesoro emetteva i titoli di Stato e le banche pubbliche li acquistavano. Risultato: lo Stato aveva i soldi per le spese correnti, i privati investivano i loro risparmi in titoli sicuri e remunerativi.

Ora purtroppo non si può più fare.

Faccio un po’ di ricerche in internet e scopro…che la Germania ha banche private e banche pubbliche. Il governo tedesco, virtuoso, si finanzia con l’emissione di titoli che comprano le banche pubbliche.

Leggo su alcuni comunicati, che mi arrivano, che la BCE bacchetta il nostro Premier: con i decreti non si stampano i soldi, bisogna prendere delle decisioni. La potenza di fuoco si è rilevata una scatola di cerini bagnati.

Noi una banca pubblica ancora l’abbiamo: il Mediocredito Centrale o MCC, oggi utilizzato a dare garanzie alle Banche. Perché non viene adoperata per l’acquisto dei titoli di Stato? Verrebbero acquistati con i risparmi degli italiani. Sarebbe svincolata da logiche privatistiche di ottenimento dell’utile.

Cosa farci? Bella domanda. Assumere il personale che manca nella Pubblica Amministrazione, ad esempio.

Leggo che – ad esempio – mancano circa 80 mila insegnanti, per la maggior parte nell’area del nord Italia.

Si possono potenziare e/o creare infrastrutture importanti: come ad esempio una linea del treno ad alta velocità che arrivi in Puglia. Oggi si ferma (ma solo per mia fortuna) a Pescara.

Ci sono decine, se non centinaia di interventi che fatti con criterio porterebbero un effetto moltiplicativo nell’economia nazionale. Non voglio scomodare il moltiplicatore Keynesiano degli investimenti.

Lancio una proposta. Una volta, ormai sono passati tanti anni, ero un giovane laureando ed ebbi un’idea, a detta di molti irrealizzabile.

Erano due anni che lavoravo 1 giorno alla settimana alla SIP perché stavo facendo una tesi sul controllo degli investimenti nelle telecomunicazioni (risultò che non avevano un sistema di controllo ma un ottimo sistema di allocazione delle risorse).

Armato di coraggio andai a bussare ai vari partiti per illustrare la mia idea: invece di avere una società che faceva tutto, dalla rete alla telefonia, privata e business, trasmissione dati ed iniziava la diffusione della comunicazione mobile, proposi di vendere le infrastrutture ad una società dello Stato che le avrebbe affittate ai “competitors” interessati ad operare nel mercato.

La SIP sarebbe stata scissa in varie società che si sarebbero occupate dei specifici settori: comunicazioni private, business, trasmissioni dati, mobile.

In questa maniera si sarebbe facilitato anche l’ingresso della concorrenza.

Di tutti i partiti di allora, due si dimostrarono interessati il PRI e il PCI.  Presi il coraggio a quattro mani e andai a parlare al PCI. Fui ricevuto e mi ascoltarono con interesse, mi fissarono anche un secondo incontro con il responsabile del settore economico, capii. Ma onestamente tremavo dalla paura.

Andai all’appuntamento, arrivai qualche minuto in anticipo. Vidi un gruppo di persone, riconobbi i miei interlocutori e mi avvicinai. Mi presentarono il responsabile del settore economia, tale Pier Luigi Bersani, il quale mi liquidò con queste parole: “non è realizzabile.”

Rilancio, dopo oltre trent’anni la proposta, tanto la risposta negativa mi è già stata data: se creiamo delle “authority” che gestiscono le infrastrutture: dalle reti stradali a quelle ferroviarie, banda larga e comunicazioni, porti, luce (no. Luce c’è e funziona), ……..

Questa Authority affitta alle imprese private, ad un giusto prezzo remunerativo ed uguale per tutti, le proprie reti.

Le imprese pagano l’affitto, non devono preoccuparsi di crearsi l’infrastruttura e quindi possono impegnarsi a dare dei servizi migliori. L’authority da parte sua con i proventi degli affitti fa le manutenzioni e le innovazioni. Magari così potremo avere un sistema Italia all’altezza degli italiani

 

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