LA STRADA DEI RICORDI: IL MONTE SUBASIO DA ASSISI A SPELLO, PASSANDO PER COLLEPINO

LA STRADA DEI RICORDI: IL MONTE SUBASIO DA ASSISI A SPELLO, PASSANDO PER COLLEPINO
Danilo Bazzucchi (Perugia)

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Coordinatore nazionale della Redazione giornalistica de <IL POPOLO> della Democrazia Cristiana 

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LA STRADA DEI RICORDI: IL MONTE SUBASIO, DA ASSISI A SPELLO, PASSANDO PER COLLEPINO 

 

Credo che ognuno di noi abbia un luogo del cuore, magari segreto, che non ha mai rivelato a nessuno, nemmeno alla propria moglie o marito, quel luogo che ci ricorda una particolare situazione o un certo stato d’animo.

Il mio è Assisi, forse perché ci sono nato e poi andato via da bambino.

Ogni volta che ci torno e ripasso in certi posti ritrovo scene, odori, ricordi e rivedo persone, animali, campi di grano e antiche querce che non ritrovo in nessun’altro luogo.

E proprio da questo luogo santo, pulito e gentile che con le sue case di pietra bianca e rosa, la pietra del Subasio, dona pace e raccoglimento, inizia il tragitto verso un luogo a me tanto caro.

Quando capitava una di quelle giornate strane, uggiose e tristi, mio zio Giuseppe come d’incanto, arrivava con la sua 850 Fiat, come se lo avessi chiamato, mi faceva salire e ci avviavamo verso il monte Subasio come all’inizio di una favola. Ci capivamo subito io e mio zio Peppe, tutti e due di poche parole, ma nonostante la differenza di età direi quasi abissale, quando io sono nato lui aveva già 44 anni, ci bastava uno sguardo per capirci, accendeva l’ennesima sigaretta e partivamo per una nuova avventura.

Salivamo piano la stretta strada verso la cima, passando davanti all’Eremo delle Carceri luogo caro a Francesco d’Assisi, e sempre più su inerpicandosi verso la vetta della Montagna Sacra.
MONTE SUBASIO
Andare sul Subasio era quasi di prassi nei giorni in cui c’era la nebbia, una volta arrivati quasi alla cima la bruma spariva e i raggi caldi del sole allietavano i corpi freddi e umidi.

Scendevamo dalla macchina e scambiandoci poche parole, a volte praticamente nessuna, ci mettevamo seduti nell’erba, con lo sguardo rivolto all’orizzonte a guardare quel mare sconfinato di nebbia come due naufraghi in un’isola deserta.

Poi, dopo un po’ di tempo passati a pensare in silenzio, ognuno alle proprie cose risalivamo in macchina, per riscendere il monte, ma non dalla parte di Assisi, verso Collepino per poi arrivare a Spello e rituffarsi nel mare umido e triste di nebbia.

Ho scritto questo breve racconto perché, pochi giorni fa, sono tornato sul monte Subasio facendo proprio lo stesso percorso che ho descritto sopra. Una cosa allucinante, una strada ridotta in simili condizioni credo non l’abbia nemmeno l’ultimo paese del terzo mondo.

Ho rischiato veramente di rovinare l’auto, è praticamente impossibile transitare con un’automobile, è in tali condizioni che già passarci con una jeep resta difficoltoso.

Com’è possibile che una strada così importante per il flusso turistico di due cittadine tra le più visitate in Umbria, Assisi e Spello, sia ridotta in simili condizioni.

Stiamo parlando di Assisi un luogo che, tanto per dire, ha visto arrivare nei primi giorni di ottobre, un papa e una beatificazione di un quindicenne; lo dico ha ragion veduta, perché oltre ad esserci nato, dato il lavoro che faccio, sono stato accreditato per questi due eventi ed ho potuto constatare personalmente l’entità del flusso turistico, pur in tempo di pandemia, e l’enorme esposizione mediatica che ha avuto la città serafica.

C’è veramente da rimanere sbalorditi per la negligenza di chi governa questa città e bisogna gridarlo forte affinchè arrivi alle orecchie di chi decide: ”mettete a posto la strada del Subasio” e fatelo più presto possibile.

A questo punto ne faccio una questione personale e farò tutto quello che rientra nelle mie possibilità per far conoscere questo scempio a più persone possibili, fino a che non avremo raggiunto lo scopo: poter transitare in tutta sicurezza e tranquillità sulla strada del Monte Sacro.

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