Giovanni Girotto (Democrazia Cristiana del Triveneto): “Iran: escalation, rischio di guerra e tutela del cittadino tra deterrenza, diplomazia e diritto internazionale.”

Giovanni Girotto (Democrazia Cristiana del Triveneto): “Iran: escalation, rischio di guerra e tutela del cittadino tra deterrenza, diplomazia e diritto internazionale.”

Giovanni Girotto (Democrazia Cristiana del Triveneto): “Iran: escalation, rischio di guerra e tutela del cittadino tra deterrenza, diplomazia e diritto internazionale.”

Dott. Giovanni Girotto

Le notizie di queste ore sull’Iran impongono prudenza e rigore: esiste un rischio reale di escalation militare, ma è altrettanto reale un canale diplomatico ancora aperto. Secondo Associated Press, il ministro degli Esteri iraniano è diretto a Ginevra per un secondo round di negoziati indiretti con gli Stati Uniti, mediati dall’Oman, mentre Washington ha rafforzato la presenza militare nella regione, includendo il dispiegamento della portaerei USS Gerald R. Ford.

La stampa internazionale riporta inoltre l’invio di una seconda portaerei statunitense in Medio Oriente come forma di pressione e deterrenza.

Il quadro è tipico delle crisi ad alta tensione: accumulo di capacità militari per aumentare leva negoziale e credibilità della minaccia, mentre si tenta di strappare concessioni al tavolo.

Fonti di analisi e monitoraggio segnalano episodi di frizione operativa nel Golfo, inclusi tentativi iraniani di “testare” le reazioni difensive statunitensi.

Parallelamente, Teheran ha lasciato filtrare precondizioni politiche (ad esempio la richiesta di riduzione degli asset militari USA in regione) proprio nel tentativo di ridurre la probabilità di un attacco e guadagnare tempo negoziale.

Le tensioni internazionali si innestano su una crisi interna grave: proteste e repressione hanno già prodotto, secondo stime riportate da media internazionali, migliaia di vittime e decine di migliaia di arresti.

Questo contesto rende più volatile ogni scelta esterna: un regime sotto pressione interna può irrigidirsi, mentre potenze esterne possono essere tentate di “capitalizzare” la fragilità. È proprio qui che il diritto deve funzionare come limite.

Nello spazio pubblico circolano ipotesi su pressioni personali o “dossier” usati come leva. Un approccio istituzionale impone di distinguere: ciò che è documentato (dispiegamenti, dichiarazioni ufficiali, negoziati) da ciò che resta speculazione.

Anche quando un tema è discusso mediaticamente, senza riscontri solidi rischia di trasformarsi in propaganda e di indebolire la credibilità di una denuncia politica..

È plausibile attendersi un supporto cinese (e russo) in termini diplomatici e di cooperazione: è già annunciata un’esercitazione navale con Iran e Russia nel nord dell’Oceano Indiano a fine febbraio, segnale di coordinamento e presenza.

Ciò non significa “alleanza automatica” in guerra, ma indica che un conflitto aperto avrebbe rapidamente dimensione regionale e globale, con rischi su rotte energetiche e marittime.

Questo richiede:

⦁ centralità del divieto di minaccia/uso della forza e delle regole ONU;

⦁ pressione per accesso umanitario, protezione dei civili e stop alla repressione;

⦁ iniziativa europea autonoma per evitare che l’Europa paghi il prezzo (energia, inflazione, filiere) di scelte altrui.

La conclusione è netta: oggi non servono nè slogan né profezie.

Serve una politica estera che riduca la probabilità di guerra, renda verificabili gli “aiuti” umanitari e riaffermi che il potere, anche quando è forte, deve restare dentro il diritto.

 

A cura del Dott. Giovanni Luigi Girotto

giovanni.girotto@dconline.info * cell. 351-4244992

Vice-Segretario Nazionale Vicario – Dip. “Lavoro e Problematiche Sociali”

Segretario Interregionale Triveneto – Dip. “Lavoro e Problematiche Sociali”

Componente del Consiglio Nazionale e della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana italiana

Editorialista de “IL POPOLO” della Democrazia Cristiana

 

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