IL “PRIMO” INCONTRO IN DEMOCRAZIA CRISTIANA DELLA NARESE ANGELA GUAGLIARDO: DALLA SCUOLA ALLA POLITICA PER DARE VOCE A CHI NON CE L’HA !

IL “PRIMO” INCONTRO IN DEMOCRAZIA CRISTIANA DELLA NARESE ANGELA GUAGLIARDO: DALLA SCUOLA ALLA POLITICA PER DARE VOCE A CHI NON CE L’HA !

< IL “PRIMO” INCONTRO IN DEMOCRAZIA CRISTIANA DELLA NARESE ANGELA GUAGLIARDO: DALLA SCUOLA ALLA POLITICA PER DARE VOCE A CHI NON CE L’HA ! >

Riceviamo (e ben volentieri pubblichiamo) un interessante contributo scritto da parte della Sig.ra Angela Guagliardo (di Naro, in provincia di Agrigento), attuale Segretaria politica territoriale del Movimento Femminile e per la Pari Opportunità della Democrazia Cristiana narese.

Angela Guagliardo

Abbiamo già riferito di un interessante incontro – svoltosi la scorsa settimana – a livello nazionale del Movimento Femminile e per le Pari Opportunità della Democrazia Cristiana italiana.

Ed al quale aveva preso parte anche la Dirigente territoriale della Democrazia Cristiana ins. Angela Guagliardo.

<< Scrivo queste righe a pochi giorni dal mio primo incontro – in assoluto – con la Democrazia Cristiana.

È stata una riunione in video-conferenza (modalità Meet), fortemente voluta dalle Dirigenti del Movimento Femminile e per le Pari Opportunità, alla presenza del nostro Segretario Nazionale Dott. Angelo Sandri e dei maggiori rappresentanti del Partito.

Mi presento: sono Angela Guagliardo, insegnante di scuola primaria di Naro e – da quest’anno – Segretaria per il Territorio di Naro del Movimento Femminile e per le Pari Opportunità.

Un’immagine di Naro: la “Fulgentissima” della Sicilia

Ho vissuto questa prima riunione con grande emozione.

Mi sono trovata davanti a validi professionisti, persone che vivono la politica come quotidianità e che utilizzano un linguaggio formale, ricercato, di alto profilo.

Io ho portato con me l’unica dote che conosco: quella quotidiana di maestra di scuola primaria.

Il mio lavoro mi ha insegnato una cosa: prendere le grandi conoscenze e tradurle in un linguaggio semplice, immediato, universale.

Un linguaggio capace di parlare al cuore e alla mente di chiunque, dai bambini ai soggetti più vulnerabili.

Il mio “superpotere” è la semplicità ed è per questo che ho deciso di impegnarmi in prima linea, dalla parte dei meno visibili.

Desidero essere la voce di chi una voce non ce l’ha. Di chi non sa esprimersi, di chi parla soltanto in dialetto e di chi, ormai stanco di promesse vane, è abituato a tacere.

In un mondo che corre veloce e che ascolta solo chi grida più forte, esiste una fetta silenziosa della nostra comunità che rischia di diventare invisibile e dimenticata: sono i nostri anziani, i lavoratori più umili, le donne e le persone rimaste ai margini di una modernità che non sempre include.

Un intervento di Angelo Sandri (a Livorno)

Parlare solo in dialetto, non parlare bene la nostra lingua oppure non avere gli strumenti per farsi valere non significa non avere nulla da dire.

Significa custodire un vissuto, un bisogno, un disagio che nessuno si ferma più ad ascoltare.

In questa fetta silenziosa ci sono anche loro: i nostri ragazzi, gli adolescenti. Come minoranza spesso dimenticata, voglio includere anche i ragazzi e le ragazze delle nostre comunità, italiane e straniere, che faticano a inserirsi nella vita quotidiana.

Li vediamo tutti: non avendo luoghi dove ritrovarsi, finiscono per bivaccare sulle scalinate, davanti ai bar, nelle piazze senza una meta.

Non è colpa loro. È colpa nostra, che non abbiamo saputo dare loro spazi, non abbiamo saputo dare loro l’importanza che meritano, non abbiamo saputo rendere le loro diversità culturali dei punti di forza da cui partire per fare inclusione.

Abbiamo lasciato loro poche opportunitàe troppi pochi stimoli. E un ragazzo che non ha un luogo, un interesse, una responsabilità, è un ragazzo a rischio. Rischia la noia che diventa rabbia, la vita in strada che diventa devianza, il telefonino che diventa la loro unica finestra sul mondo.

Se non diamo loro ascolto, responsabilità, impegni e interessi concreti, li perdiamo e, una comunità che perde i suoi giovani ha già perso il suo futuro.

Cav. Calogero Morello

Il mio impegno nasce da qui: dare ascolto a questo silenzio, quello degli anziani che non parlano più, delle donne che silenziosamente vengono maltrattate e per dare voce a chi soffre nell’ombra, affinché nessun silenzio sia più sinonimo di solitudine.

Dobbiamo tendere una mano a chi non ha la forza di chiedere aiuto con azioni che rompano l’indifferenza, trasformando il loro silenzio in un grido di libertà.

Dobbiamo cercare di “ri”costruire una società che sappia ascoltare, accogliere e proteggere, capace di dare voce al grido assordante dei ragazzi che nessuno ascolta più per tradurre i loro bisogni in risposte concrete affinché nessuno, sul nostro territorio, si senta più escluso, debole, dimenticato o,ancora peggio invisibile.

Dott. Gino Monaco

Per questo motivo ho voluto fare mio, nell’ intervento durante la riunione, un esempio prezioso ossia quello di Michelangelo Balistreri, che porto nel cuore

Michelangelo Balistreri

Descrive perfettamente quello che dobbiamo tornare ad essere: lui racconta ai ragazzi il coraggio e la furbizia delle sardine, piccoli ma tanto preziosi pesciolini, consapevoli che da sole sono deboli e indifese, prede facilmente catturabili, ma sanno che possono diventare più forti e imbattibili del pescecane, loro predatore, perché amano vivere stando unite ai loro simili.

In tante, insieme, compatte e coese, formano addirittura una figura più grande del pescecane stesso, che impaurito fugge via.

Noi dobbiamo essere così. Dobbiamo essere uniti, coesi, compatti.

Dobbiamo smettere di dividerci e dobbiamo portare a noi gente con i nostri stessi principi, una persona alla volta, con la forza gentile dell’ascolto e dell’esempio. Perché da soli siamo una piccola sardina, ma insieme, con un comune ideale, torniamo ad essere un popolo.

Ovviamente non vogliamo restare alle parole ma, come Movimento Femminile del territorio di Naro, sarebbe nostro desiderio cominciare a mettere in campo azioni semplici e concrete come un punto di ascolto settimanale per anziani e famiglie in difficoltà, per aiutare a compilare una domanda, capire una lettera dell’INPS o prenotare una visita, parlando anche in dialetto e, soprattutto, senza necessità di appuntamento.

Creare un ponte tra Scuola e Nonni con un progetto che inviti i nonni a raccontare la vita di un tempo ai ragazzi delle classi quinte di Naro e Camastra, per ridare dignità agli anziani soli e insegnare ai bambini il valore della memoria.

Uno spazio per i ragazzi rimane il nostro impegno più urgente.

Un luogo pulito, custodito da noi donne del Movimento, dove possano ritrovarsi, fare doposcuola, musica, piccoli laboratori, parlare.

E infine, la Rete delle Donne: un gruppo di mutuo aiuto territoriale, riservato e concreto, per segnalare un bisogno, un’emergenza, un’opportunità di lavoro o semplicemente per non sentirsi sole.

Non servono grandi fondi per partire. Serve tornare a bussare alle porte, a guardare negli occhi, a parlare la lingua della gente: quella dei nonni e quella dei ragazzi che hanno bisogno di essere chiamati per nome.

È questa la Democrazia Cristiana che vogliamo: quella che parla chiaro per farsi capire da tutti e che scende in campo per tendere una mano.

 

 

A cura di GEORGETA ARGHIR (Dragona / Roma Capitale)
georgeta.arghir@dconline.info *
Vice-Segretaria Organizzativa generale della Democrazia Cristiana Internazionale
Segretaria politica provinciale del “Movimento Femminile e per le Pari Opportunità” della Democrazia Cristiana di Roma Capitale e della provincia di Roma
Segretaria Organizzativa provinciale Vicaria della Democrazia Cristiana di Roma Capitale e della Provincia di Roma 
Componente del Consiglio Nazionale e della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana
Editorialista con il giornale  < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

 

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