Il neo-colonialismo americano proposto da Trump: energia, territori e sovranità nel “nuovo corso” statunitense !

Il neo-colonialismo americano proposto da Trump: energia, territori e sovranità nel “nuovo corso” statunitense !

Il neo-colonialismo americano proposto da Trump: energia, territori e sovranità nel “nuovo corso” statunitense !

Parlare oggi di “colonialismo” non significa evocare il passato in modo propagandistico. Significa invece descrivere una logica di potenza che riappare quando uno Stato rivendica, apertamente oppure tramite coercizione, il controllo di territori, risorse e scelte politiche altrui, riducendo il diritto internazionale ad unacornice opzionale.

Nel mandato attuale di Donald Trump (gennaio 2026), tre evidente segnali convergono: ambizioni territoriali, intervento coercitivo in America Latina, e nazionalismo energetico come leva strategica.

La spinta americana a “portare” la Groenlandia sotto influenza o controllo statunitense non è più un’uscita estemporanea.

Reuters riporta che, a fronte di una rinnovata pressione USA, in Groenlandia si discute perfino di contatti diretti con Washington bypassando Copenhagen, mentre il ministro degli Esteri groenlandese ricorda che la politica estera e la difesa restano competenza danese e che negoziazioni unilaterali sarebbero illegali nel quadro attuale.

Qui il punto giuridico è essenziale: autodeterminazione e integrità territoriale non sono oggetti di trattativa retorica o di pressione.

Anche solo la “minaccia” o la coercizione (economica o militare) diretta a ottenere un territorio entra in collisione con i principi dell’ordine ONU, a prescindere dalla narrazione (“sicurezza nazionale”, “interessi economici”, “realismo”).

Sul Venezuela, la dinamica è ancora più esplicita.

Fonti autorevoli descrivono un’operazione militare USA a Caracas culminata con la cattura di Nicolás Maduro.

In parallelo, analisi indipendenti riportano dichiarazioni attribuite a Trump secondo cui gli USA sarebbero “in carica” o “destinati a gestire” il Paese fino ad una transizione.

Al di là del giudizio politico su Maduro, la domanda giuridica non cambia: chi autorizza l’uso della forza e con quale base?

Il divieto di minaccia/uso della forza e il rispetto della sovranità sono regola (Carta ONU art. 2(4)); le eccezioni restano limitate (autodifesa o mandato del Consiglio di Sicurezza). In assenza di un quadro di legalità internazionale chiaro e di un controllo democratico interno, l’intervento si avvicina a una logica di amministrazione di fatto o di “tutela” imposta, che è il linguaggio moderno del colonialismo.

Non a caso, negli Stati Uniti stessi è esplosa la contestazione istituzionale: il Senato ha avanzato una War Powers Resolution per limitare ulteriori azioni militari non autorizzate contro il Venezuela, segno che anche sul piano costituzionale interno la vicenda è percepita come scivolamento verso l’unilateralismo.

Il terzo elemento è l’energia come architrave strategico.

Analisi legali e di policy statunitensi evidenziano una linea di “energy emergency” e deregolazione orientata a massimizzare produzione, infrastrutture e capacità di proiezione economica.

In questo quadro, energia e geopolitica si saldano: il controllo dei flussi (produzione, trasporto, prezzi, sanzioni, accesso a mercati) diventa strumento di pressione su alleati e avversari.

È qui che “colonialismo” assume la forma contemporanea: non sempre occupazione, spesso condizionamento e subordinazione attraverso dipendenze strutturali e decisioni unilaterali.

Una posizione democratico-cristiana non si misura sul tifo geopolitico, ma su tre criteri:

  • dignità della persona e protezione delle popolazioni (non strumentalizzate come pretesto),
  • legalità e limiti al potere (interni e internazionali),
  • multilateralismo efficace (non selettivo, non intermittente).

Per questo, la risposta politicamente più forte non è l’insulto né la psicologia del leader.

È la richiesta, secca, di standard:

  1. base giuridica dell’azione e controllo parlamentare;
  2. tutela dei civili e proporzionalità (anche nelle misure economiche);
  3. percorso multilaterale credibile (ONU/organismi regionali) orientato a protezione reale, non a gestione geopolitica.

Il tratto distintivo del neo-colonialismo contemporaneo non è “l’ipocrisia”, ma la normalizzazione dell’idea che la forza possa sostituire la regola e che la sovranità altrui sia negoziabile quando coincide con risorse strategiche o posizionamento militare.

Groenlandia, Venezuela ed energia compongono un quadro coerente: un “America First” che tende a trasformare diritto e istituzioni in strumenti, non in vincoli.

Il parallelismo con l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte dell’Unione Soviedtica così come ordinata da Put è più che imbarazzante e peoccupante.

 

 

 

A cra di dott Giovanni Luigi Girotto (Vicenza)

giovanni.girotto@dconline.info * cell. 351-4244992 *

Segretario interregionale del Dipartimento lavoro e Problematiche sociali” della Democrazia Cristiana del Triveneto

Componente del Consigliere Nazionale della Democrazia Cristiana

Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

 

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