IL “BIAGIO PASSARO PENSIERO” SU UN DATO SEMPRE PIU’ EVIDENTE: LE ELEZIONI LE HA VINTE CHI E’ RIMASTO A CASA ! * (PRIMA PARTE)

IL “BIAGIO PASSARO PENSIERO” SU UN DATO SEMPRE PIU’ EVIDENTE: LE ELEZIONI LE HA VINTE CHI E’ RIMASTO A CASA ! * (PRIMA PARTE)

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I risultati delle recenti elezioni regionali del 23/24 novembre 2025 offrono l’opportunità non solo di un commento su quanto è avvenuto ma anche per una doverosa su dove sta scivolando la situazione politica italiana.

Un dato su tutti gli altri: la paurosa disaffezione dal voto e dalla politica verso cui l’elettorato appare sempre più “schifato” e nauseato.

E’ del tutto lapalissiano evidenziare che anche queste elezioni le ha vinte ….. chi è rimasto a casi e con margini (e percentuali) sempre più robusti !

Ma iniziamo dal risultato elettorale nudo e crudo, così come emerge dai dati elettorali che sono stati registrati in questa occasione (regionali 2025).

Un’Italia divisa: Nord blindato al centrodestra, Sud che scivola a sinistra.

Le schermate delle regionali 2025 raccontano un’Italia spaccata in tre immagini:
• In Veneto il candidato di centrodestra Alberto Stefani vola oltre il 62%, lasciando il centrosinistra al 30%.
• In Campania la situazione si capovolge: Roberto Fico per il campo progressista sfiora il 65%, mentre la destra si ferma intorno al 31%.
• In Puglia Antonio Decaro va ancora oltre, con oltre 65% contro circa il 34% del centrodestra.

Il dato è doppio: da un lato un Nord Est saldamente allineato con il governo; dall’altro un Mezzogiorno che premia candidature e proposte alternative, con affluenze intorno al 41–44%, quindi un elettorato già di suo stanco e selettivo.

La domanda è inevitabile: perché la destra al Sud perde terreno, nonostante governi a Roma con numeri solidi

1. Il nodo socio-economico: il Sud chiede protezione, non solo identità

Il primo livello è economico e sociale.

Il Mezzogiorno vive da anni una combinazione esplosiva:
• disoccupazione giovanile altissima,
• lavoro nero diffuso,
• servizi pubblici (sanità, trasporti, scuola) più deboli rispetto al Centro-Nord,
• emigrazione costante di giovani qualificati.

In questo contesto, una parte consistente dell’elettorato meridionale chiede protezione materiale più che identitaria: reddito, welfare, sanità che funzioni, incentivi alle imprese, infrastrutture di base.

Il centrodestra nazionale – soprattutto dopo il 2022 – ha costruito la sua egemonia politica su altri pilastri:
• sicurezza, immigrazione, ordine pubblico;
• contenimento della spesa sociale considerata “assistenziale”;
• flat tax e riduzione delle tasse pensate per chi produce reddito.

Il superamento del Reddito di cittadinanza e la sua sostituzione con strumenti più selettivi è stato letto al Sud, non solo come riforma tecnica, ma come messaggio politico: meno protezione per i territori più fragili. Questo ha aperto un varco che M5S e sinistra hanno saputo occupare, soprattutto nelle periferie e tra i ceti più deboli.

2. Autonomia differenziata e paura di un’Italia “a due velocità”.

Il secondo elemento è simbolico ma potentissimo: l’autonomia differenziata.

Nel Mezzogiorno molti amministratori, sindaci e governatori hanno percepito il progetto come il rischio di una spaccatura definitiva:
• più competenze e risorse trattenute dalle regioni del Nord,
• un Sud condannato a rincorrere, con meno capacità fiscale e più bisogni strutturali.

Che la lettura sia del tutto corretta o meno, conta relativamente: politicamente è passata l’idea che il governo di centrodestra sia “più vicino” alle istanze del Nord produttivo che non alla storica “questione meridionale”. Questo alimenta diffidenza e rafforza l’idea che, per il Sud, sia meglio avere alla guida delle Regioni figure percepite come contrappeso a Roma.

3. Il fattore candidati: dove la destra è debole, la sinistra può stravincere

Campania e Puglia hanno un’altra caratteristica: sono territori dove il centrosinistra ha costruito nel tempo una classe dirigente locale fortissima.

Sindaci e governatori – da De Luca a Emiliano, fino allo stesso Decaro a Bari – hanno creato reti di consenso che vanno oltre le sigle di partito:
• amministrazioni visibili,
• presenza costante sui territori,
• linguaggio spesso populista ma radicato.

Quando questi mondi si mettono insieme dentro coalizioni ampie, la partita per la destra diventa durissima: non basta il traino del leader nazionale, servono volti locali credibili, conosciuti in ogni provincia, in ogni comune.

In Veneto succede il contrario: qui è il centrodestra a godere di un radicamento storico (Zaia, amministratori comunali, tradizione leghista e imprenditoriale), mentre il centrosinistra fatica a trovare figure altrettanto riconoscibili. Il risultato è lo scarto abissale che si vede nelle proiezioni.

 

A cura di BIAGIO PASSARO (Modena)

biagio.passaro@dconline.info * cell. 335433277 *

Segretario Nazionale del Dipartimento “Enti Locali” della Democrazia Cristiana italiana

Componente del Consiglio Nazionale e della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

e  di dott.ssa MIOARA DONE (Roma Capitale)

mioara.done@dconline.info * cell. 389-9098860 *

Coordinatrice della Segreteria politica nazionale della Democrazia Cristiana italiana

Vice-Segretaria nazionale Vicaria del Dip. < Sport ed Eventi Sociali> della D.C. italiana

Componente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana italiana

Componente della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana Italiana

Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

 

www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

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