I miei ricordi sul Maestro Ezio Bosso. * (seconda parte)

I miei ricordi sul Maestro Ezio Bosso. * (seconda parte)

A cura di Andrea Petricca (L’Aquila) * andrea.petricca@dconline.info * 374-9929655 * Segretario provinciale del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana de l’Aquila.

Andrea Petricca (L’Aquila)

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< I miei ricordi sul Maestro Ezio Bosso >

(seconda parte)

Ezio Bosso amava donarsi all’orchestra e al pubblico attraverso la Musica che dirigeva e che componeva.

Ci spronava a seguire il suo gesto e a guardarlo negli occhi e poi aggiungeva: “se voi seguite me ed io dovessi sbagliare, la colpa è ovviamente mia, ma se voi non mi guardate, la colpa sarebbe comunque sempre mia, perché significa che non sono riuscito a convincervi nel seguire il mio gesto.”

Dovevamo staccare gli occhi dallo spartito perché lo spartito “è come una cartina che ci guida in una città: se rimaniamo con gli occhi attaccati a questa cartina ci perdiamo il magnifico panorama che la musica ci offre.”

Quando provavamo Beethoven, sotto la sua direzione sublime e la sua interpretazione straordinaria, filologica e profondissima, mi capitava spesso di incrociare il suo sguardo: dai suoi occhi irradiava una poetica e fortissima energia sovrumana che travolgeva l’anima; quando lo guardavo mi sentivo ancor più felice di suonare, sentivo un brivido lungo la schiena e un’emozione che, esattamente come fa la musica, “passa dalla pancia al cuore, fino ad arrivare alla mente”.

Ezio Bosso ci aveva portato i suoi spartiti originali della Quinta di Beethoven e, nella transizione tra il terzo e il quarto movimento, in cui Beethoven sconfigge idealmente, in musica, il destino, c’era, accanto all’indicazione stampata di crescendo a poco a poco, un’indicazione scritta a matita dal Maestro, che diceva sorridendo a poco a poco. Ezio Bosso voleva, infatti, che in quel preciso momento sorridessimo insieme a lui così che la musica suonata potesse essere ancor più vera e viva. Beethoven era un compositore che lui amava profondamente, in quanto entrambi lottavano contro un destino e contro sofferenze simili.

Lui amava sempre osservarci e chiamarci per nome singolarmente e una volta ci disse “voi non immaginate quanto siete belli quando suonate, siete qualcosa di trascendentale; questa è la Musica”.

La sua Sinfonia n. 2 “Under The Trees’ Voices”, composta nel 2010, è una commovente e pura poesia. Essa racconta in cinque tempi la storia di un albero della Val di Fiemme e ogni tempo della sinfonia si riferisce ad un particolare stadio della vita dell’albero, dalla sua nascita fino alla sua trasformazione in un violino, il cui legno, anche dopo essere stato tagliato, continua a vivere e a respirare modellandosi al suono del violinista.

Ezio Bosso ci ha fatto poi suonare il Boléro di Ravel con un autentico sentimento di amore: la danza racconta, infatti, di alcuni operai che, usciti dalla fabbrica, ritornano nelle loro case per amare.

Ogni parola detta durante le prove mi commuoveva e mi arricchiva; non c’era assolutamente nulla di retorico, perché lui stesso era l’esempio concreto di ciò in cui credeva.

Il Maestro alcune volte si arrabbiava e pretendeva, ovviamente, che noi studiassimo alla perfezione le parti da suonare, ricordandoci che lui stesso ogni giorno studiava, per noi, la partitura, per poterci offrire il meglio della sua direzione; ci diceva anche che il vizio di alcuni di arrivare in prova o addirittura in concerto con le parti non studiate bene è un danno che facciamo a noi stessi, perché “solo studiando alla perfezione lo spartito possiamo abbandonarci alla Musica e divertirci come i pazzi”.

Una sera, tutti noi orchestrali, uscimmo insieme al Maestro, che ci offrì da bere, rideva e scherzava insieme a noi come fosse un nostro amico di lunga data; mi ricordo che gli ero seduto proprio accanto.

Alla fine della serata, lo aiutammo a risalire sulla sua sedia a rotelle e, ringraziandoci, ci salutò.

Il giorno prima del concerto, alla prova generale, ci urlò con entusiasmo: “Domani voglio vedervi ballare. Divertiamoci!”.

Proprio durante quella prova lo sentii gridare il mio nome mentre stavamo facendo un’esecuzione della Quinta: alzai gli occhi e lui, sorridendo, aspettava di incontrare il mio sguardo.

 

A cura di Andrea Petricca (L’Aquila) * andrea.petricca@dconline.info * 374-9929655 * Segretario provinciale del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana de l’Aquila.

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