I GOVERNANTI ITALIANI COME CYRANO DA BERGERAC: “ED AL FIN DELLA TENZON … IO ARROCCO” !

I GOVERNANTI ITALIANI COME CYRANO DA BERGERAC: “ED AL FIN DELLA TENZON … IO ARROCCO” !
Angelo Sandri (Udine)

A cura di Angelo Sandri (Udine) * cell. 342-9581946 * 342-1876463 * segreteria.nazionale@dconline.info *

Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana *

Direttore Responsabile de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana

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< I GOVERNANTI ITALIANI COME CYRANO DA BERGERAC: “ED AL FIN DELLA TENZON … IO ARROCCO” ! >

Proseguiamo l’analisi della “apparentemente” complessa situazione italiana in generale e calabrese in particolare con l’Avv. Rocco Piergiorgio Lo Duca (di Cosenza), Segretario provinciale del Dipartimento “Legalità e Giustizia” della Democrazia Cristiana della provincia di Cosenza.

Avv. Rocco Piergiorgio Lo Duca (Cosenza) * cell. 327-2922553

<< Basterà guardare al caso del primo “arrocco” della radiazione dalla Magistratura dell’ex-Presidente AMN (Associazione Magistrati Nazionale) Dott. Luca Palamara, allorquando tutti noi abbiamo compreso che dietro il conferimento di incarichi ad amministrare la Giustizia < In nome del Popolo italiano > ci sono stati veri e propri atti di natura politica sostitutivi di cosiddetti atti di alta amministrazione.

Proprio la medesima radiazione del giudice Palamara basterebbe e/o dovrebbe bastare al Popolo italiano la situazione.

E che quindi il popolo italiano stesso non dovrebbe domandarsi il perché la politica italiana concordava le nomine di Magistrati, destinati anche alla “gestione” di Procure importanti.

E, dunque, quali sono stati i processi aggiustati, proprio in relazione ai quali le nomine venivano evidentemente conferite.

E tale non è naturalmente l’interesse del Consiglio Superiore della Magistratura in primis, e/o del Presidente della Repubblica che lo presiede e/o del Governo italiano e/o dello stesso Parlamento.

Il quale peraltro (il Parlamento) non mi pare abbia finora istituito un’apposita commissione per far luce sulla scabrosa vicenda.

Forse anche per fortuna, non è stata ancora messa mano (quanto meno in via definitiva), alla riforma del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e della questione Giustizia in generale.

Per fortuna …. viste non solo le scarse competenze rappresentate nell’assise legislativa (Parlamento), quanto proprio la scarsa sensibilità ad un approccio serio e risolutivo del problema Giustizia in Italia e altrove.

Ma basterà guardare anche al caso (evidentemente correlato alla radiazione Palamara) dell’altro “arrocco” della richiesta di proscioglimento dell’On.le Matteo Salvini, da parte del Pubblico Ministero della Procura presso il Tribunale di Catania, che aveva deciso di procedere contro Salvini per l’ipotesi di sequestro di persona, con tanto di preventiva < autorizzazione a procedere > da parte del Parlamento italiano.

Magari perché si trattava del capo politico “dell’opposizione” ed era più utile un giudizio. E questo anche per via del “concorso” di tutto il Consiglio dei Ministri, che si è assunta la responsabilità “politica” di quell’atto (di alta amministrazione) per cui è processo. E non è ancora un caso che nel processo dovrà testimoniare proprio il Prof. Conte.

Naturalmente un tanto avviene dopo che la Camera dei deputati ha già votato all’unanimità di 522 voti favorevoli (cioè assieme all’opposizione, nuovamente riunitasi alla maggioranza di Governo, l’ultimo scostamento di bilancio: una manovra di circa otto miliardi di euro.

Ma questo avviene per un fatto di responsabilità, per recuperare il concetto di unità attorno all’ “interesse nazionale”, così come si suole propinare ai cittadini “distratti” dai difficili  “tempi che corrono”  (mala tempora currunt !…. dicevano i latini ….. ).

Si tratta dell’ennesima manovra a debito, senza alcun sostegno formale prestato dalla Unione Europea, che non possa rinvenirsi nella successiva sottoscrizione del MES.

MES come ulteriore misura a debito, appositamente studiata per risollevare le sorti della Sanità europea, nazionale e naturalmente calabrese e che dovrà gestire, per conto del Governo, il Prefetto Longo.

Il Prefetto Longo che proprio stamattina (riferito a lunedì 1 dicembre 2020) ha già dichiarato di aver pronto un suo “staff” per la predisposizione di un piano per i presidi territoriali e soprattutto di voler ascoltare i calabresi.

Calabresi che chiaramente chiedono una sanità pubblica, l’inserimento di nuove risorse umane (circa quattromila nuove unità tra personale medico e paramedico), ingenti investimenti per la realizzazione di nuovi ospedale e/o la ristrutturazione degli ospedali esistenti, ovvero il completamento di quegli ospedali che non sono mai stati ultimati.

E chiaramente la richiesta è più che legittima, se non fosse che i calabresi accettano “supinamente” che a gestire il tutto sia il Prefetto Longo in quale appare un po’ “collegato” a quello Stato che ha sin qui “gestito” la sanità calabrese da un decennio a questa parte, per ridurla proprio nelle misere condizioni in cui versa.

Ma c’è anche il placet arrivato anche da Gino Strada (che con la sua “Emergency” dovrebbe essere indicato come sub commissario.

E dietro quel “supinamente” c’è tutta la storia e la condizione di un popolo, quello dei calabresi e degli italiani in genere, per nulla inebetito, ma del tutto “silenziato” da una classe intellettuale/governativa che va per la maggiore e residente (quando proprio non residente in Calabria), in Italia, in Europa, ma comunque lontana da quel  “Popolo” calabrese supino e silenziato.

Una classe intellettuale/governativa troppo vicina al proprio “status quo”; troppo concentrata sui propri interessi, che possono essere tranquillamente perseguiti facendo “le vacanze di Natale covid” e proprio perché il covid andrà nuovamente in vacanza.

Con il “SI” al taglio dei parlamentari, si era già data una bella “sforbiciata alla democrazia”.

Questo  nel mentre veniva prorogato lo “Stato d’Eccezione”, di poteri straordinari nell’ordinario del quotidiano di “Paesi”, quello “calabrone”,  che, per “Stato di Immedesimazione” è definibile “il più Green tra i Comuni Green”.

Con tanti saluti ai miliardi di euro che la Unione Europea avrebbe dovuto stanziare per una revisione delle norme del Patto di stabilità, un riesame delle regole di bilancio dell’Eurozona, al fine di assecondare la crescita dell’economia e di incentivare una riduzione dei debiti pubblici degli Stati aderenti.

E questo per stessa dichiarazione espressa di Ursula von der Leyen, all’atto della sua investitura alla guida della nuova Commissione europea, che, proprio mentre era alle prese con la formazione della sua squadra di governo, poteva incassare anche il “si” da Christine Lagarde, alla sua prima uscita ufficiale da presidente designata a succedere, a capo della Bce, all’italianissimo Mario Draghi. >>

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A cura di Dott. Angelo Sandri (Udine) *

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