< Intervento del Segretario politico nazionale D.C. Angelo Sandri sull’anniversario del 18 aprile 1948 e sul ruolo della Democrazia Cristiana nella nascita della Prima Repubblica: riflessi sull’oggi ! >
Il 18 aprile 1948 è una data importante per la storia d’Italia in generale e della Democrazia Cristiana in particolare.

In tale data ricorre dunque un importante anniversario che ai democristiani piacer poter ricordare e da cui poter trarre auspici per l’attività quotidiana che la Democrazia Cristiana tuttora si propone di svolgere, sia pur in un contesto assai diverso da quegli infuocati anni del dopoguerra.
Non che il periodo attuale non sia anch’esso abbastanza “infuocato”, ma certamente sono diversi i riferimenti operativi in questa oltremodo mutata societa italiana contemporanea.
Abbiamo dunque voluto ragionare sull’argomento assieme al Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana dott. Angelo Sandri (di Cervignano del Friuli / provincia di Udine).
1 – QUALE SIGNIFICATO HANNO AVUTO LE ELEZIONI DEL 18 APRILE 1948?
Le elezioni del 18 aprile 1948 furono un vero e proprio spartiacque della storia repubblicana che sancì la fine del dopoguerra e consacrarono la Democrazia Cristiana quale partito di governo per i successivi quarant’anni e definì il sistema all’interno del quale avrebbero dovuto scriversi e svolgersi le vicende politiche e socioeconomiche dello Stato: l’Occidente con le sue libertà, il suo liberismo, i suoi valori.
La Democrazia Cristiana (DC) capeggiava un largo successo includendo realtà minori e comitati di ideologia cristiano – cattolica.
La Democrazia Cristiana ed in modo particolare Alcide De Gasperi, lungi dall’accogliere senza riserve una simile collaborazione, la accettarono per realizzare un preciso disegno politico.
La Chiesa e le organizzazioni cattoliche da parte loro promossero tale connubio per portare avanti la propria crociata anticomunista, nella quale determinante fu l’operato dei Comitati Civici e soprattutto del loro fondatore, Luigi Gedda.
Fin dal suo ricomporsi, intorno al 1942/43, la Democrazia Cristiana si impose sulla scena politica italiana come una formazione pluralistica.
Potenzialmente interclassista e fondata su un credo, quello cattolico, costruì la propria unità attraverso l’azione mediatrice di Alcide De Gasperi.
Lo statista trentino riuscì a tenere assieme le differenze e le diverse spinte che emersero all’interno del partito fin dalla sua fondazione, dando vita ad una coalizione compatta ma poco omogenea con la quale tentò di ottenere un consenso indispensabile alla costruzione del nuovo Stato.
Cosciente della precarietà dei presupposti su cui stava costruendo il partito e dei rapporti, a volte contrapposti, che si vivevano al suo interno, De Gasperi fu in grado di rendere omogenee le spinte diversamente orientate della DC—gli elementi spostati a destra, le ingerenze vaticane, le correnti sociali e i gruppi di sinistra—e di trovare sostegni esterni al partito stesso: gli Stati Uniti, la Chiesa Cattolica, il consenso della maggioranza popolare.
De Gasperi capì che, perché il dominio democristiano fosse legittimato dal consenso popolare, era fondamentale comprendere le necessità e i timori degli italiani e gli elementi che contribuivano a comporne l’identità.
Il popolo del dopoguerra anelava normalità e stabilità, temeva di ripiombare nelle difficoltà economiche e sociali della guerra sicché, dopo gli entusiasmi del 1945 e del referendum, l’inflazione galoppante e lo stallo riformistico fecero sì che il consenso verso la classe di governo diminuisse rapidamente
2- COME NACQUE IL SODALIZIO ELETTORALE TRA LA DEMOCRAZIA CRISTIANA, LA CHIESA E LE ORGANIZZAZIONI CATTOLICHE?
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il disegno politico di Pio XII era andato costruendosi attorno alla convinzione che la guerra era stata frutto di una degenerazione morale provocata da un allontanamento dalla Chiesa e da Dio e che dunque era necessario ricostruire una società che avesse al suo centro la legge di Cristo.
La Chiesa rappresentava, in quest’ottica, l’unica istituzione che potesse indicare i percorsi per la ricostruzione, poiché l’Italia era un paese cattolico e quindi il comunismo era una dottrina estranea e pericolosa.
La paura del comunismo e il conseguente anticomunismo ebbero dunque alla loro base un preciso ideale espresso da papa Pacelli e condiviso da buona parte del mondo clericale; tale ideale determinò l’inserimento della Chiesa nelle vicende politiche italiane fin dalla tornata elettorale del 1946, ma fu in occasione delle elezioni del 1948 che l’appoggio ecclesiastico alla lista scudocrociata divenne diretto e capillare, quando cioè si fece concreta la possibilità che, nella penisola, potessero prevalere gli schieramenti collocati alla sinistra dello scacchiere politico.
Le elezioni siciliane dell’aprile 1947 avevano visto la vittoria delle forze socialcomuniste e lo spostamento del voto cattolico verso destra.
In seno alla Costituente il dibattito sull’articolo 23 della Costituzione circa l’indissolubilità del matrimonio si faceva sempre più acceso.
PCI e PSI avevano deciso di costituirsi in un blocco unico in vista delle imminenti elezioni politiche.
Tali eventi furono un incentivo ulteriore per un massiccio intervento nella campagna elettorale democristiana, perché l’elettore italiano non solo si recasse alle urne ma esprimesse un voto in linea con i principi e i valori della Chiesa.
3 – CI RACCONTI UN PO’, NEL DETTAGLIO, QUALI FURONO I FATTI PIU’ RILEVANTI DEI MESI ANTECEDENTI LE ELEZIONI DEL 1948 E CHE DETERMINARONO IL SUCCESSO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
I Comitati Civici nacquero all’interno dell’Azione Cattolica (AC) che, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ebbe una straordinaria ripresa e, tramite i suoi numerosi rami, si diffuse capillarmente nel paese, fino a contare un numero di iscritti in grado di competere con qualsiasi altra organizzazione di massa.
Già nel 1946, l’AC scese in campo per sostenere le forze cattoliche durante la campagna elettorale per il referendum e l’elezione dell’Assemblea Costituente ma fu in occasione delle prime elezioni repubblicane che tale sostegno divenne diretto, organizzato e politicamente orientato.
Sebbene l’Azione Cattolica non fosse unanimemente convinta di un suo diretto coinvolgimento politico e a favore di uno specifico partito, fu la fazione interventista di Luigi Gedda a prevalere, grazie probabilmente alla particolare vicinanza di questi con Pio XII e con alcuni alti esponenti democristiani.
Gedda assecondò e trovò soluzione politica alle preoccupazioni che Pio XII aveva manifestato fin dal 1946 e riuscì a creare un organismo in grado di permettere alla Chiesa di svolgere attività politica, circumnavigando i dettami concordatari che vietavano esplicitamente all’Azione Cattolica, agli ecclesiastici e ai religiosi di fare militanza politica.
Se infatti a livello centrale, almeno formalmente, era netta la separazione fra i Comitati Civici e l’Azione Cattolica, a livello periferico tale separazione andava sfumandosi rendendo difficoltoso, se non impossibile, distinguere le due organizzazioni.
I Comitati Civici nacquero ufficialmente l’11 febbraio 1948 con il compito specifico di affiancare la Democrazia Cristiana nell’attività propagandistica e di provare—riuscendoci— non solo a condurre gli italiani nella cabina elettorale ma a condurli al voto democristiano.
Le loro parole d’ordine furono “votare, far votare e votare bene,” quindi lotta contro l’astensionismo e lotta contro il socialcomunismo affinché si votasse secondo coscienza, si votasse secondo ciò che la coscienza suggeriva ad un popolo cattolico come quello italiano, ovvero che si votasse per il partito cattolico.
Ma, come suggerisce anche Casella, “quale concreto effetto avrebbe potuto avere un generico invito a ‘votare secondo coscienza’ in un’Italia, specie meridionale, complessivamente ancora lontana da una accettabile maturità politica?”
L’abilità di Luigi Gedda e degli Uffici dei Comitati Civici fu proprio quella di costruire una attività propagandistica in grado di far leva sull’universo simbolico dell’uomo medio cattolico sfruttando a proprio vantaggio quella religiosità popolare che connotava gran parte del popolo italiano e trasformando la competizione elettorale in una lotta in cui erano in gioco non solo il destino di un partito o un gruppo di partiti ma anche quello di una intera civiltà con le sue regole, i suoi caratteri, le sue tradizioni, la sua storia, la sua identità.
4 – QUALE FU LA POLITICA DI COMUNICAZIONE – MARKETING ADOTTATA ALLORA DALLA ” S.P.E.S.” NEI MESI ANTECEDENTI LE ELEZIONI ?
Il 22 luglio 1947 si svolse una riunione congiunta fra l’Ufficio propaganda della Democrazia Cristiana (il mitico Ufficio SPES) ed i dirigenti dell’Azione Cattolica durante la quale fu resa esplicita l’esigenza di coordinare i lavori e le attività delle due realtà in vista delle elezioni dell’aprile 1948.
In tale occasione si discusse anche degli strumenti e delle modalità della propaganda elettorale e si decise che le due organizzazioni si sarebbero occupate di aspetti differenti della campagna: l’Azione Cattolica di quelli più specificatamente religiosi; la Democrazia Cristiana di quelli prettamente politici.
Effettivamente la propaganda democristiana per le elezioni del 1948 vide l’affiancarsi e, talora, il sovrapporsi di due concetti diversi di anticomunismo: uno prevalentemente politico, uno preminentemente religioso; entrambi aventi l’intento di riempire di significati e prospettive il voto degli italiani.
Il primo volto a rappresentare il fronte popolare come un nemico della libertà, della pace e del benessere e ad evidenziare la bontà della scelta occidentale; il secondo volto a raffigurare il comunismo come un pericolo per i valori, la fede e le tradizioni del popolo italiano e a rendere evidente la coincidenza fra l’identità italiana e l’identità cattolica.
Da un lato comizi e discorsi democristiani, dall’altro sermoni e prediche di vescovi e prelati, eventi miracolistici e cerimonie religiose, manifestazioni talvolta realizzate con il proposito esplicito di educare il popolo cattolico, conducendolo verso il voto secondo coscienza ovvero verso il voto democristiano, altre volte pianificate a prescindere dal momento elettorale ma usate con chiaro scopo politico.
Esempi evidenti furono le missioni religioso-sociali e la Peregrinatio Mariae o le missioni religioso-sociali, organizzate tra la primavera del 1947 e il marzo 1948 dall’Azione Cattolica che nacquero dalla volontà, come si legge in una nota riassuntiva inviata dalla presidenza generale di AC nel marzo 1948 a Papa Pio XII, di promuovere una serie di azioni a carattere religioso e civile per contribuire all’elevazione e alla crescita spirituale e morale delle popolazioni italiane e indirizzare il cattolico verso scelte politiche coerenti.
A partire dall’ottobre 1947 invece e fino al marzo dell’anno successivo l’attenzione si spostò soprattutto verso le regioni meridionali
Un intento politico evidente, dunque, che testimonia il duplice significato che assunsero le missioni: se erano state pensate e organizzate per risvegliare e rafforzare la fede cattolica contro l’ascesa dell’ateismo comunista, con l’avvicinarsi delle elezioni del 1948 divennero strumento importante della
campagna elettorale, mezzo che aiutò la popolazione italiana a leggere la propaganda democristiana in senso prevalentemente cattolico.
Anche la “Peregrinatio Mariae”, da rito esclusivamente religioso, venne trasformato in un importante strumento politico di condizionamento delle masse cattoliche da parte del clero.
Il passaggio della Madonna Pellegrina nelle città e nei paesi della penisola fu una delle più coinvolgenti manifestazioni di quei mesi.
A partire dal febbraio 1948, la campagna elettorale democristiana si fece più vivace, la mobilitazione massiccia e capillare. Si cercò di raggiungere ogni angolo del Paese, di arrivare ad elettori differenti per predisposizione politica, situazione socio-economica e culturale.
Si cercò di lavorare sul rapporto diretto con i gruppi o le singole persone, ritenendo il contatto diretto il modo migliore per veicolare messaggi, convincere, sciogliere dubbi e confrontarsi con la campagna elettorale frontista.
Accanto a tale lavoro certosino, una parte fondamentale della campagna elettorale del 1948 fu rappresenta dai manifesti.
5.400.000 manifesti stampati, 38.200.000 volantini, 4.800.000 striscioni, 7.600.000 cartoline, 590.000 opuscoli, 250.000 quadri murali.56 Un’organizzazione capillare che ricoprì i muri delle città e dei paesi italiani di locandine e cartelloni, di slogan e immagini.
Sebbene esistessero i giornali e la radio, sebbene si svolgessero periodicamente comizi politici nelle piazze, il vero protagonista della campagna elettorale del 1948 fu il manifesto, probabilmente lo strumento che più di altri si prestò agli intenti, al clima e ai fini di quella sfida al voto.
Il manifesto politico ha la funzione di veicolare al proprio potenziale elettorato codici autorappresentativi, identitari, simbolici con lo scopo di ottenere voti e conquistare il consenso.
È un processo di trasferimento sintetico ma efficace di informazioni con l’intento di determinare nel ricevente un cambiamento, di suscitare reazioni emotive, di produrre un sentimento di identificazione, di partecipazione e di approvazione.
Parole e immagini diventano simbolo, al punto che il voto del potenziale elettore diviene strumento di identificazione da parte dello stesso elettore con quel simbolo; la campagna elettorale dal piano reale si sposta quindi a quello emozionale “dove vige esclusivamente l’emotività, la sensibilità, l’istinto.”
Per quanto riguarda la Democrazia Cristiana fu la SPES, l’ufficio propaganda del partito, ad organizzare e realizzare la propaganda tramite i manifesti.
Si trattava in gran parte di materiale propagandistico di natura politica.

I manifesti di quel 1948 ebbero due obiettivi fondamentali: rendere esplicita la coincidenza fra i valori espressi e difesi dalla DC con quelli propugnati dalla Chiesa Cattolica; porre l’elettore dinanzi ad un bivio, mostrare agli italiani come in quella tornata elettorale non fosse in gioco soltanto il destino politico del loro paese ma le sorti sociali, morali, identitarie del loro futuro.
Da questo punto di vista, il primo manifesto riprodotto rappresenta, probabilmente più di altri, la sintesi efficace di come la campagna elettorale venne presentata alla popolazione italiana.
Il manifesto è dominato da un cartello recante l’iscrizione “Bivio 18 aprile,” posto al centro di un incrocio fra due direzioni diverse: a sinistra un percorso fatto di buche e ostacoli, di guerra e miseria; diritta una strada piana, in fondo alla quale si staglia un sole nascente, caldo, recante le parole “Chiesa, Famiglia e Lavoro.”
Essenziale nel testo e nel messaggio, il manifesto manca di qualsiasi esplicito riferimento politico, a dimostrazione delle intenzioni evidenti con le quali esso è stato costruito. Non una scelta soltanto politica era in gioco il 18 aprile 1948 ma una scelta anche religiosa
5 – QUALI INSEGNAMENTI PER L’OGGI ?
Moltissima acqua è passata sotto i ponti da quel 18 aprile 1948. Forse tuttora presente e precisa la volontà di operare per il meglio a servizio del Bene Comune in questa nostra Società contemporanea anche se vanno analizzati e tenuti presente le enormi differenze con il passato.
In questi mesi abbiamo lavorato intensamente per dar vita ad una Federazione politica tra < Democrazia Cristiana > ed < Italia 2.0 > con l’intento di coniugare quel bagaglio valoriale proprio della cultura e della tradizione democratico cristiana nell’ambito di una realtà contemporanea frutto di una “rivoluzione copernicana” ai cui effetti ci stiamo tuttora abituando.
Non sono ammesse eccfessive semplificazioni e questo discorso andrà necessariamente approfondito e sviluppato.
Sicuramente però conoscere, ricordare, apprezzare e usufruire degli insegnamenti che scaturiscono da quel famoso 18 aprile 1948 fanno bene anche ai politici di oggi ed a tutti coloro che intendono continuare ad impegnarsi per il Bene Comune ed a servizio di quella comunità civile a cui tutti dichiarano di volersi rapportare.
****************************************
DEMOCRAZIA CRISTIANA – Segreteria Organizzativa Nazionale
Via dei Gelsi 3C / Roma Capitale / CAP 00171
****************************************


Ottima intervista per ricordare la scelta giusta che salvato il popolo italiano dalla tirrania comunista. Grazie Segretario