DOTT. DANILO DE GREGORIO (DEMOCRAZIA CRISTIANA): SUL TRAMONTO DEL “PAPER VALUE”, DAL TITOLO ACCADEMICO AL MODELLO “PILOTA DI LINEA”.

DOTT. DANILO DE GREGORIO (DEMOCRAZIA CRISTIANA): SUL TRAMONTO DEL “PAPER VALUE”, DAL TITOLO ACCADEMICO AL MODELLO “PILOTA DI LINEA”.

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Il Dott. Danilo De Gregorio (di Perugia) ricopre all’interno della Democrazia Cristiana il ruolo di Segretario regionale del Dipartimento < Sanità e Salute Pubblica > della D.C. della regione Umbria ed anche – recentemente – è stato nominato Segretario generale del medesimo Dipartimento della Democrazia Cristiana Internazionale.

Ospitiamo dunque sul nostro giornale democristiana < IL POPOLO > alcune riflessioni e proposte per una riforma del Servizio Sanitario Nazionale.

Potremmo intitolare questo suo intervento: sul tramonto del “Paper Value”, dal titolo accademico al modello “Pilota di Linea” !

Per decenni, l’eccellenza in ambito medico-chirurgico, nonchè l’avanzamento di carriera negli ospedali e nelle accademie italiane sono stati misurati su una valuta virtuale: la carta stampata.

In un sistema che ha scambiato la quantità di pubblicazioni con il valore reale di un professionista, abbiamo assistito alla proliferazione del cosiddetto “paper-value”.

Tra review compilative, studi autocitati e autoreferenziati, meta-analisi prodotte “a tavolino” ed articoli spesso frutto di meri scambi di cortesia accademica, il conteggio dell’Impact Factor e dell’H-index è diventato un vero e proprio totem istituzionale.

Qual’è stato il risultato di questo distorto “accademismo d’incastro” ?

Un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in cui un docente universitario o un primario può scalare i vertici gerarchici senza aver quasi mai varcato la soglia di una sala operatoria d’urgenza o senza aver mantenuto una casistica chirurgica sul campo al passo con i tempi.

Nel frattempo, i giovani chirurghi – soffocati da un sistema gerarchico e baronale che fatica a cedere autonomia – restano relegati al ruolo di spettatori o di meri compilatori di carte.

È tempo di pronunciare una verità non più rinviabile: un intervento chirurgico ad alta complessità non si effettua con un “abstract”.

In sala operatoria conta la perizia tecnica, la prontezza decisionale e l’esperienza accumulata sul campo.

E’ ora di passare dalle riviste scientifiche alle “Ore di Sala”: attuando il Modello “Pilota di Linea”.

Nel settore dell’aviazione civile, a nessun pilota commerciale verrebbe mai affidato il comando di un aereo di linea sulla base delle sue pubblicazioni di aerodinamica o per il numero di articoli accademici firmati.

Ciò che conta, da sempre e in modo rigoroso, sono le ore di volo certificate, il tempo trascorso ai comandi in condizioni reali e simulate, nonchè la tipologia di rotte ed emergenze affrontate.

Il medesimo principio deve essere applicato con urgenza anche alla chirurgia italiana.

L’autonomia professionale, l’abilitazione all’insegnamento pratico, l’accesso ai concorsi primariali e la conferma dei ruoli apicali non devono più basarsi sulla sommatoria di titoli cartacei, bensì su un Registro Operatorio Digitale Biometrico.

Attraverso badge biometrici d’ingresso e la firma digitale avanzata sui verbali operatori – non modificabili e tracciabili a livello nazionale – il percorso di ogni chirurgo deve essere misurato in “Ore di Sala Certificate”.

Questo monte orario non può essere una semplice somma algebrica, ma deve essere ponderato in base a tre parametri trasparenti:

1. Il ruolo effettivo svolto: distinto con chiarezza.

2. La complessità dell’intervento: calcolata sulla base dei codici di patologia e della classe di rischio del paziente.

3. Il contesto operativo: differenziando le procedure programmate di routine dalle urgenze/ emergenze indifferibili affrontate di notte o nei giorni festivi.

Oltre la farsa del “borsista”: il Medico è un Professionista (Modello DE/CH)

Ma il cambio di paradigma non può fermarsi al conteggio delle ore: deve investire la natura stessa del rapporto di lavoro. L’attuale inquadramento dello specializzando italiano come “studente con borsa di studio” è una finzione giuridica usata per coprire con un guscio universitario il lavoro effettivo di professionisti laureati e abilitati che mandano avanti i reparti.

Occorre adottare senza indugio il modello tedesco, svizzero e francese: lo specializzando non è uno studente, ma un Dirigente Medico Junior assunibile a tempo determinato.

• Dignità contrattuale e previdenziale: Pieno stipendio da CCNL, versamento dei contributi pensionistici effettivi (basta con le penalizzanti gestioni separate), ferie, maternità e rispetto del tetto orario delle 48 ore.

Autonomia progressiva: l’incremento dello stipendio e la crescita professionale sono direttamente legati ai traguardi operativi raggiunti nel proprio Log-Book certificato.

In questo quadro, le borse di studio (Fellowship) cambiano finalmente funzione.

Non devono più servire a garantire la sussistenza economica di chi lavora in Italia, ma devono trasformarsi in un premio di merito per la superspecializzazione all’estero.

Lo Stato e le Regioni devono finanziare borse competitive che integrino lo stipendio base di chi si reca per 6, 12 o 24 mesi nei più prestigiosi centri di chirurgia mondiali a Parigi, Zurigo o Boston, con il preciso impegno di riportare quell’innovazione tecnologica e procedurale nel SSN.

La fine del monopolio accademico e il riscatto dei territori.

Per rendere effettivo questo modello, la formazione specialistica deve perdere il monopolio accademico. La capacità formativa deve essere estesa a tutte le strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate capaci di garantire elevati volumi di casistica chirurgica e standard qualitativi certificati da Agenas.

Quando il finanziamento della formazione segue la scelta del giovane medico e quando l’accesso alle scuole si basa sulla reale capacità di far operare i giovani, crolla la rendita di posizione della cattedra universitaria.

Questo approccio offre una soluzione strutturale anche alla drammatica frattura tra Nord e Sud e alla sperequazione della qualità assistenziale:

• Un medico laureato che sceglie di formarsi e lavorare in un ospedale ad alta casistica a Reggio Calabria, Foggia o Sassari non si sentirà più un “professionista di serie B” intrappolato in un’università periferica.

Riceverà lo stesso contratto d’assunzione, la stessadignità previdenziale e lo stesso accesso prioritario alle Fellowship estere di chi lavora a Milano.

• L’introduzione di Indennità di Perequazione Territoriale per le sedi più carenti e l’uniformazione degli standard operativi consentiranno di raggiungere ciò che la Francia ha ottenuto da tempo: se ti operi a Parigi o a Bordeaux, a Milano o a Reggio Calabria, la qualità della prestazione chirurgica e la competenza dell’équipe devono essere identiche.

Un patto di trasparenza per la Sanità Pubblica

Riformare l’accesso all’università superando il fallimentare numero chiuso a crocette, spoliticizzare la nomina dei primari vincolandoli ai dati oggettivi del Programma Nazionale Esiti (PNE) di Agenas e depenalizzare l’atto medico chirurgo superando le storture della Legge Gelli-Bianco sono le tessere di un unico mosaico.

Il Servizio Sanitario Nazionale sta crollando non solo per mancanza di risorse, ma per carenza di visione e meritocrazia.

Sostituire il paper-value con le “ore di volo” e il “baronato” con il valore della clinica praticata non significa sminuire la ricerca scientifica: significa rimetterla al servizio dell’atto medico.

Il Servizio Sanitario Nazionale non ha più tempo da perdere con la burocrazia dei titoli: ha bisogno di riscoprire il valore del lavoro sul campo e di restituire ai suoi medici la dignità di professionisti stimati, tutelati e valorizzati.