< ALLE ESEQUIE DI FRANCESCO GUCCINI PRESENTE ANCHE IL CARDINALE MATTEO MARIA ZUPPI, ARCIVESCOVO DI BOLOGNA E PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA >.
Hanno avuto luogo a Pavana, una frazione di Sambuca Pistoiese (in provincia di Pistoia) in forma strettamente privata le esequie del noto cantanutore Francesco Guccini.
La cerimonia funebre si è svolta nella casa dello stesso cantautore.
Alla cerimonia era anche presente, accanto alla vedova Raffaella, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. grande amico del cantautore.
Il Cardinale Zuppi, al termine della cerimonia ha pregato per l’anima del defunto ed impartito la benedizione.
Moltissimi fans hanno atteso fuori dall’abitazione per poter applaudire al passaggio della salma di Francesco Guccini che è stata poi trasferita a Bologna per la cremazione.
E per tornare di seguito ancora a Pavana, dove avrà luogo la sua tumulazione nel cimitero comunale.
Tutto si è svolto in forma strettamente privata.
E’ stata preannunciata una commemorazione pubblica di Francesco Guccini che dovrebbe avere luogo nel mese di settembre a Bologna.
<< Non hai smesso di chiedere e di ascoltare. Oggi troverai la tua risposta !
Una sera, parlando dell’ultimo saluto, Francesco disse che sarebbe stato contento della mia presenza, con annessi e connessi.
Qualora le parti si fossero invertite, lui avrebbe potuto, in Cattedrale o dove non so, presenziare con il suo saluto. Ebbene è toccato a me essere oggi qui.
Credo, però, che tutti abbiamo qualcosa da dire a Francesco: non sappiamo con precisione cosa vedi, la pienezza di quella luce che in realtà hai intuito da qui e hai saputo scorgere nella bellezza struggente e infinita della vita.
Dicevi di te di essere “agnostico possibilista”. Ossia in ricerca.
Una cosa però è certa: ci sembra impossibile salutarti e misurare l’assenza, come hanno fatto tantissimi amici tuoi che si sono sentiti tutti un pò più soli.
Assenza ma anche presenza.
Oggi incontri la risposta, che in realtà era nella nostalgia, nella ricerca di luce e nello stupore per l’umanità che hai descritto nei tanti personaggi e incontri che ci hai fatto conoscere.
Il dubbio era il modo di stare davanti alle cose senza barare, in modo integro.
Non hai smesso di chiedere e di ascoltare.
Chi fa sua la domanda dell’umano, scopre sempre la presenza di Dio.
Bisogna continuare a domandarsi, anche quando non c’è una risposta.
Citando la Canzone dei dodici mesi, osservo come Tu te se ne sia andato nelle stanche, lunghe e oziose ore di agosto, con la discrezione e la riservatezza che sono sempre state tue, nascondendo in due sciocchezze quanto sei commosso e poi, in realtà, facendoci commuovere per come ti racconti.
Abbiamo capito anche quello che stava urlando dentro di te per uscire, e abbiamo capito che bisogna scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà.
Alieno all’esibizione, eppure delicatissimo nel comunicare.
Anche il Signore non sopportava i dogmi e i pregiudizi che colpivano il prossimo, i nuovi protagonisti, i rampanti, i furbi e i prepotenti, i re, i militanti severi, la gente vuota, i preti che non sanno guardarsi nel cuore, i materialisti col chiodo fisso che Dio è morto e che l’uomo è solo in questo abisso, ma anche i giacobini visionari e i martiri dell’odio e del terrore, quelli che ti paralizzano dicendo che è per amore, i manichei che gridano o con noi o contro di noi.
Le ideologie confondono, fanno male. Hai ragione. Servono giganti, e quelli che piacciono al Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non calcola, che dona e non possiede.
Guccini non ha mai smesso di sognare e di cercare le ali. Questa domanda per Francesco, e per tutti, è l’intuizione che è porta apertissima nel cuore: dev’esserci in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto e dove troveremo il per sempre”.
Il Maestrone è morto nel giorno della Festa della trasfigurazione, la gloria di Dio che si rivela nell’umano, nel giorno in cui ricordiamo Hiroshima e chiediamo che quell’orrore faccia scegliere consapevolmente la difesa e non il riamo, il dialogo e non lo scontro.
Perché dobbiamo imparare a vivere senza ammazzare. È anche il giorno della morte di Paolo VI.
Amavi parlare della tua vita, ma non era retorica, era l’umiltà, contrario dell’hybris, che appartiene soltanto ai grandi, a chi non ha la supponenza e l’arroganza di avere raggiunto traguardi, ma si muove nelle strade della vita al pari di un pellegrino dall’andatura precaria.
La precarietà della storia e del tempo ti ha sempre arrovellato, mistero e tormento, come l’orologio che enfatizza ogni secondo.
Non hai mai avuto la presunzione di trovare risposte definitive.
Ora, dopo la morte, troverai un tuo luogo una tua storia, i tuoi libri, i vecchi amici e, finalmente, l’infinito.
Ma non ti mancherà il controcanto ironico che ti è sempre appartenuto e ti permetteva di comunicare leggerezza anche nelle circostanze più buie.
E sorriderai ricordando agli amici che ritroverai e ti faranno una gran festa le parole che tu, come pochi altri, riuscivi a pronunciare con spirito pungente e insieme con garbo.
Se e quando moriremo, ma la cosa è insicura, avremo un paradiso su misura, in tutto somigliante al solito locale.
Ma doveil bere non si paga e non fa male’. E che Dio ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi, cosa che a questo mondo han fatto in pochi. >>
A cura di dott. Walter Le Moli (Parma)
walter.lemoli@dconline.info
Segretario nazionale del Dipartimento < Arte – Cultura – Spettacolo > della Democrazia Cristiana italiana
Segretario Interregionale del Dipartimento < Arte – Cultura – Spettacolo > della Democrazia Cristiana della Circoscrizione Nord Est
Componente del Consiglio nazionale e della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana
Editorialista de < IL POPOLO > della Democrazia Cristiana.
www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *
