121 anni fa Gugliemo Marconi brevettava la fantastica RADIO.

Era il 2 luglio 1897 quando l’inventore si recò a Londra per ottenere il brevetto: l’Italia glielo aveva rifiutato, fu un precursore dello scienziato moderno, attento alla ricerca ma anche ai suoi possibili usi pratici.

121 anni fa Gugliemo Marconi brevettava la fantastica RADIO.

Era il 2 luglio 1897  e Guglielmo Marconi otteneva a Londra il brevetto per la sua radio (o meglio la sua trasmissione telegrafica senza fili). Si trattò di un giorno storico perché quell’oggetto così strano per l’epoca divenne uno dei primi mass media che si diffuse in tutto il mondo e contribuì a veicolare le notizie in tempo reale.

Marconi fu costretto ad andare a Londra per il brevetto in quanto il Ministero delle Poste e Telegrafi dell’allora ministro Pietro Lacava non gli concesse nessun finanziamento e anzi lo scienziato venne etichettato come “pazzo”.

Dal 1885 al 1889 Guglielmo Marconi frequentò l’Istituto Nazionale di Livorno e in quegli anni si interessò fortemente all’elettrotecnica, materia che approfondì con Vincenzo Rosa, professore di fisica del R. Liceo Niccolini di Livorno e grazie al quale poteva frequentarne il laboratorio di fisica pur non essendo studente di quella scuola. Qui imparò ad esempio a valutare le caratteristiche dei componenti di un circuito e sperimentò l’utilizzo del Coherer, rivelatore di onde elettromagnetiche utilizzato in quegli anni da vari studiosi.

Mettendo a frutto le sue competenze tecniche e le abilità sperimentali, il giovane Marconi si dedicò quindi alla realizzazione di pile termoelettriche, basate cioè sul principio della trasformazione del calore in elettricità, tutto si basava però sul suo brevetto. A tal scopo si rendevano necessarie leghe più efficaci (es. formate da cobalto) che richiedevano trattamenti ad alte temperature. Guglielmo Marconi interruppe quasi subito i suoi esperimenti sulle pile e iniziò a lavorare nel campo delle onde elettromagnetiche.

La paternità della radio è stata da sempre controversa: prima venne riconosciuta a Marconi (nel 1911 fu la High Court britannica a premiarlo in tal senso), poi a Tesla (nel 1943 la Corte Suprema degli Stati Uniti riconobbe i brevetti dello scienziato, ma solo nel territorio statunitense, come basilari per la radio). Marconi fu molto amareggiato da questa disputa in quanto affermò di non aver mai letto i lavori di Tesla, ma di aver preso spunto dai fisici Augusto Righi e Rudolph Hertz.

L’interesse di Marconi era essenzialmente focalizzato sullo sviluppo di tecnologie applicabili e utilizzabili e quindi dai risvolti pratici e commerciali. Il suo progetto più ambizioso fu quello di sviluppare un sistema di comunicazione con la telegrafia senza fili che, come vedremo, gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1909 segnando in pratica l’inizio delle radiocomunicazione.

Il 20 luglio del 1937 alle 18 le stazioni radio di tutto il mondo interruppero contemporaneamente le trasmissioni per due minuti. Guglielmo Marconi era morto. Il giorno dopo, a Roma, mezzo milione di persone partecipò ai suoi funerali, con tutti gli onori di stato: c’era anche il Capo del Governo Benito Mussolini. Muore a Roma Guglielmo Marconi, fisico e inventore nato a Bologna da padre italiano e madre irlandese. È grazie a lui se oggi esistono i moderni metodi di telecomunicazioni via onde radio, come la televisione, la radio, il telefono cellulare, i telecomandi, e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili.

Un ringraziamento va a Radio Bellezza Italiana web per averci fornito alcune informazioni sulla storia delle radio Fm, che nascono in Italia nei primi anni del 1970. Oggi l’emittenza si è evoluta con l’invenzione dei Network, dove la radio riesce a sentirsi in tutto il territorio nazionale con l’ausilio di ponti radio. L’evoluzione porta al digitale e allo streaming, fino ad arrivare alle radio web che trasmettono on line e su internet, riuscendo a far ascoltare la musica su tutto il pianeta…grande scoperta la radio, ma lo dobbiamo solo a un italiano che porta il nome di Guglielmo Marconi.

Dal web

di Maria Grazia Lenti

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