Pandemia da corona virus “delenda est” ! –  003

Pandemia da corona virus “delenda est” ! –  003

A cura Prof. Alessandro Calabrese (Taranto) * alessandro.calabrese@dconline.info * cell. 334-7029163 * Vice-Presidente nazionale della Democrazia Cristiana e Presidente regionale della D.C. Puglia.

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< Pandemia da corona virus “delenda est” ! –  003 > 

 Coronavirus: quanto sopravvive in libertà, fuori dal nostro corpo?

Un recente studio analizza la capacità di sopravvivenza del coronavirus SARS-CoV-2 su plastica, cartone, rame e acciaio, e la sua residua capacità di infettare.

Il coronavirus (SARS-CoV-2) può sopravvivere fino a tre giorni su alcune superfici, anche se già nelle prime ore perde parte della carica infettiva.

Lo afferma uno studio recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine e già da alcuni giorni fruibile su medRxiv, una piattaforma per articoli scientifici non ancora revisionati.

Il merito dello studio sta nell’aver cercato la presenza non solo di tracce genetiche del virus, come è stato fatto in precedenti lavori, ma di aver calcolato la sua carica virale, cioè la sua reale capacità infettiva (una proprietà conservata soltanto dalle particelle virali ancora integre).

UN OSSO DURO.

I ricercatori dei National Institutes of Health statunitensi, dell’Università della California di Los Angeles e della Princeton University hanno simulato le modalità con le quali un virus espulso con tosse e starnuti, o disseminato attraverso le mani sporche, si deposita sulle superfici attorno a noi.

Hanno così scoperto che il coronavirus SARS-CoV-2 resiste fino a 3 giorni su plastica e acciaio inossidabile, anche se la sua carica infettiva su questi materiali si dimezza dopo rispettivamente 7 e 6 ore.

Il rischio di contrarre la COVID-19 toccando queste superfici va diminuendo con il passare del tempo, ma si azzera definitivamente solo dopo qualche giorno: è quindi più che mai importante lavarsi spesso le mani ed evitare di toccarsi la faccia, nonchè di igienizzare le superfici più sporche di casa (le maniglie, i sanitari, i ripiani dove si mangia o cucina).

I POSTI MENO OSPITALI.

Il nuovo coronavirus resiste sul rame solo 4 ore e non più di 24 sul cartone: una buona notizia per chi è preoccupato che possa diffondersi attraverso le scatole delle consegne (ammesso che una persona positiva al COVID-19 abbia maneggiato un pacco con le mani sporche o ci abbia starnutito sopra).

Su questi due materiali, il virus dimezza la sua carica infettiva rispettivamente dopo 2 e 5 ore.

Pensare di igienizzare tutte le superfici con le quali potremmo entrare in contatto è prticamente impossibile: per questo è importante restare a casa, rispettare le misure di distanziamento/isolamento sociale e osservare tutte le indicazioni per poter ridurre i rischi di contagio.

È invece improbabile entrare in contatto con il virus attraverso l’asfalto (spesso igienizzato in questi giorni): è difficile che qualcuno lo tocchi con le mani e, anche in condizioni normali, nessuno si metterebbe le mani in bocca dopo aver toccato la suola delle scarpe.

I RISCHI PER MEDICI E INFERMIERI.

Gli scienziati hanno infine rilevato che il virus è rintracciabile negli aerosol (le goccioline sospese nell’aria, prodotte dalla tosse e anche solo dalla respirazione) fino a tre ore dalla sua emissione.

Diversamente da quanto sostiene l’OMS, anche se la sua carica virale progressivamente cala e la sua quantità si disperde velocemente.

Questo suggerisce che, se per le persone comuni i due metri di distanza sono una tutela sufficiente, gli operatori sanitari che lavorano a stretto contatto con i pazienti COVID-19 sono costantemente a rischio di trasmissione aerea, e che le semplici mascherine chirurgiche potrebbero non bastare.

Le superfici più contaminate

Le maniglie, le pulsantiere, le tastiere, i telefonini, i sostegni nei mezzi pubblici sono continuamente utilizzati. Tramite queste superfici si può venire in contatto con i virus, raccolti dalle mani e portati poi all’interno del proprio organismo attraverso le mucose di occhi, naso e bocca.

Il nodo allora è quanto riesca il Covid-19 a vivere sulle superfici.

Il sito del Ministero della Salute, nella sua pagina informativa sul coronavirus, scrive in proposito:

«Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina)».

Gli studi sugli altri coronavirus

Tuttavia la ricerca è ancora aperta su molte caratteristiche del nuovo coronavirus come la durata dell’incubazione, la capacità di contagio e appunto la sopravvivenza su oggetti e superfici.

Un esercito di ricercatori è impegnato a studiare il Covid-19 tanto con l’obiettivo di combattere l’epidemia quanto di mettere a punto un vaccino.

Una risposta definitiva sulla longevità del virione non pare esser stata ancora trovata, tanto che l’informativa del ministero parla di «informazioni preliminari».

Ad oggi sono comunque state eseguite molte ricerche sulla famiglia dei coronavirus, in particolare su quello responsabile dell’epidemia di Sars, con quale anche il Covid-19 è imparentato.

In base a questi studi, il virus può restare attivo su superfici come vetro, plastica e metallo fino a 9 giorni.

Il coronavirus che causa la Mers ha capacità simili, così come altri coronavirus che infettano gli animali e non gli esseri umani. Ma per il Covid-19 non vi sono dati certi e i virologi hanno anche ammonito sulle mutazioni del virus. Le condizioni ambientali rappresentano poi una variabile capace di influire sulla capacità dei coronavirus di resistere sulle superfici.

Come tenere pulite maniglie, scrivanie e tastiere

In ogni caso, il coronavirus non può resistere ai disinfettanti più comuni, pertanto in questa fase è buona norma una disinfezione degli oggetti e superfici più utilizzate.

Una soluzione contenente tra il 60 e il 70 per cento di etanolo (alcol etilico) inattiva il coronavirus, oppure l’impiego di una soluzione di acqua ossigenata allo 0,5 per cento o di candeggina (sodio ipoclorito) allo 0,1 per cento, oppure anche un disinfettante che si può fare in casa sulla base di una ricetta dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Dalle pulsantiere (bancomat) alle tastiere (computer), dalle maniglie alle scrivanie le superfici possono essere contaminate e generare contagi indipendentemente dalla longevità del virione del Covid-19.

Ancora una volta il sistema più efficace di contrasto al coronavirus è, come insistono gli esperti, quello di lavarsi le mani accuratamente con acqua e sapone e non portarsi mai le mani a bocca e occhi.

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