Una proposta sul come ridurre il debito pubblico in Italia (prima parte).

Una proposta sul come ridurre il debito pubblico in Italia (prima parte).
Avv. Alessandro Coluzzi (Roma)

A cura di Avv. ALESSANDRO COLUZZI (Roma)

* www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it *

< Una proposta sul come ridurre il debito pubblico in Italia (prima parte). >

SINTESI:  * ISTITUZIONE DI “CONTI DEPOSITO DI RISPARMIO” ONLINE PER I CITTADINI ITALIANI DIRETTAMENTE PRESSO LO STATO, PER RIDURRE I TASSI DI INTERESSE E LO SPREAD-VOLATILITA’ DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO SUI MERCATI FINANZIARI.  * POSSIBILITA’ DI SCAMBIO TRA I CITTADINI DI TALI CREDITI VERSO LO STATO SULLA PIATTAFORMA ONLINE, RENDENDOLI “LIQUIDI”.

 

L’Italia ha bisogno di più investimenti pubblici (oltre che privati) per rilanciare l’economia e l’occupazione.

Oggi in Italia gli investimenti pubblici sono scarsi, perché altrimenti si sforerebbero i noti limiti UE sul rapporto deficit/PIL e debito pubblico/PIL.

Le spese in conto capitale dello Stato sono diminuite da Euro 52 miliardi nel 2017 ad Euro 38 miliardi nel 2018 = -14 MLD (dati Banca d’Italia).

Per fare più investimenti pubblici senza superare i suddetti limiti, bisognerebbe:

1) tagliare la spesa pubblica corrente (i non investimenti: pensioni, sanità, retribuzioni del pubblico impiego); essa, invece, è leggermente aumentata, nel trend di inflazione e crescita, da Euro 519 miliardi nel 2017 a Euro 533 miliardi nel 2018 = +14 MLD);

2) aumentare le imposte e le entrate (sebbene in realtà servirebbe proprio il contrario, ossia diminuirle); esse sono aumentate da Euro 509 miliardi nel 2017
ad Euro 525 miliardi nel 2018 = +16 MLD);

3) abbassare i tassi di interessi sul debito pubblico (Euro 65 miliardi nel 2018 ed è stato uno dei “migliori” nell’ultimo decennio); a seguito di tale minor spesa, si potrebbero finanziare gli investimenti pubblici, senza aumentare il debito pubblico, tagliare altra spesa o aumentare le imposte.Il saldo passivo del bilancio statale nel 2018 è migliorato a -45MLD (da -62MLD del 2017), nonostante ben 65MLD di interessi sul debito pubblico, senza i quali sarebbe stato quindi attivo di +20MLD (il c.d. “avanzo primario”, il che significa che nel complesso lo Stato ha sottratto soldi ai cittadini, ossia li ha impoveriti, piuttosto che erogarli, ossia arricchirli). Il “miglioramento” è avvenuto riducendo la spesa in conto capitale (investimenti) di 14MLD e aumentando le imposte di 16MLD. Chiaramente un trend così negativo per investimenti ed imposte non può durare a lungo.

Ecco una proposta semplice e concreta per ridurre il tasso di interesse che ogni anno paghiamo sul debito pubblico, riducendo così le ingenti spese annue per tale voce di bilancio, il tutto realizzabile con modalità assolutamente conformi ai trattati UE, evitando inutili scontri politici a livello internazionale.
Sono argomenti in apparenza noiosi, ma tutti intuiscono che sono i più importanti.
Riteniamo che vadano portate nel dibattito pubblico proposte fortemente INNOVATIVE e soluzioni SEMPLICI ed INTELLIGENTI.

PREMESSA:
L’Italia nel corso dell’anno 2018 ha pagato circa Euro 65 miliardi di interessi sul debito a fronte di un debito pubblico di circa Euro 2’300 miliardi.
La Francia ha pagato circa 40 miliardi di interessi a fronte di un identico debito pubblico in cifra assoluta (inferiore nel rapporto debito pubblico/PIL solo perché è più alto il PIL). La Germania in proporzione ancora meno.
In media, negli ultimi anni, la Germania ha retribuito i detentori del suo debito pubblico per una percentuale pari al tasso di inflazione (circa 1%), la Francia il doppio e l’Italia il triplo (vedi articolo del link).
La differenza è dovuta solo al diverso rating del Paese e, dunque, al diverso spread sui titoli del debito pubblico di ogni Paese.
Questo è il vero tallone di Achille dell’Italia e qui vanno concentrate le energie e fatte le proposte serie e vincenti. Va trovata la soluzione al vero problema.
Il resto delle proposte politiche (le azioni per la vita, la famiglia, il lavoro, l’ambiente ecc.) sono certamente tutte giuste, belle, vere e condivisibili ma, purtroppo sono tutte economicamente subordinate al principale problema del debito pubblico. Oggi per incrementare una voce di bilancio ne va ridotta un’altra, finchè non si incide sul debito pubblico. Ormai lo hanno capito tutti gli italiani e si riflette nel voto politico.
La differenza di spesa per interessi di circa 25 miliardi annui con la sola Francia (che ha numeri peggiori dei nostri nella produzione industriale, nel saldo import-export e nel deficit annuale) è pari ad una “manovra economica” annuale…. col vantaggio di essere ripetibile ogni anno, in perpetuo. Per avere un’idea di raffronto, la “quota 100 di Salvini” sulle pensioni vale circa 5 miliardi, il “reddito di cittadinanza del M5S” poco di più e gli “80 euro di Renzi” circa 10 miliardi annui.
Le ragioni per cui accade che paghiamo questi interessi in più lasciano il tempo che trovano: forse siamo poco credibili?, forse diamo fastidio come potenza industriale?, forse semplicemente non capiamo la finanza e non ci sappiamo difendere? e, dunque, forse siamo un “bancomat” per la speculazione finanziaria internazionale che ci attacca e ci usa?. Forse tutte insieme.
Il fatto certo è che in Italia dobbiamo ridurre la spesa per interessi e gli unici interessati che possono aiutare il Paese sono proprio i CITTADINI ITALIANI.

Fortunatamente il RISPARMIO finanziario degli italiani è ancora circa il DOPPIO dell’importo del DEBITO PUBBLICO italiano.
Va utilizzata questa leva, con prudenza e credibilità. E’ l’unica vera leva che abbiamo. Tutti i cittadini italiani vanno interessati, incentivati e coinvolti con una modalità SEMPLICE e già conosciuta; ne saranno felici e ringrazieranno doppiamente, per sé stessi e per il BENE COMUNE.
Elenchiamo pochi “numeri” estratti (e documentati) dai siti ufficiali della Banca d’Italia, dell’ABI Associazione Bancaria Italiana e di Assogestioni:
Al 28 febbraio 2019 il debito pubblico italiano era pari a circa Euro 2’363 miliardi, di cui solo circa Euro 2004 miliardi rappresentati da titoli di debito (bot, cct, btp), il resto prevalentemente debiti su linee di credito verso banche (Banca d’Italia).

Di questi 2.004 miliardi in titoli di debito ben 400 miliardi sono detenuti dalla Banca d’Italia, che non opera speculativamente e restituisce annualmente gli interessi allo Stato italiano.

Questi 400 miliardi, finchè saranno direttamente detenuti dalla Banca d’Italia, sono quindi una partita di giro ininfluente ai fini di quanto esponiamo.
Ai fini della speculazione i titoli di debito da monitorare sono quindi i residui circa 1’604 miliardi (2’004 detratti i 400); ai fini del costo degli interessi sono gli stessi 1’604 oltre gli altri circa Euro 359 miliardi non cartolarizzati in titoli di debito (2’363 totali detratti 2’004 in titoli), quindi circa Euro 1’963 miliardi. Ad onore del vero una piccola parte di questi titoli sono oggi detenuti direttamente dalla BCE e dalla CDP (Cassa Depositi e Prestiti, in prevalenza pubblica), ma il problema sostanziale non cambia.
Al 31 marzo 2019 i soli risparmi finanziari degli italiani (escluso il valore delle azioni in borsa e delle quote societarie detenute personalmente ed escluso anche il valore degli immobili) erano pari a circa Euro 3’908 miliardi, di cui:
1) Euro 1’747 miliardi depositati nelle banche, di cui 1’505 in conto corrente e 242 in obbligazioni bancarie (fonte: ABI);
2) Euro 2’161 miliardi depositati nel risparmio gestito, di cui 1013 in fondi aperti e 824 in prodotti assicurativi e previdenziali (fonte: Assogestioni).
Escludendo dal conteggio quanto investito dai cittadini direttamente in borsa e nel capitale delle imprese al fine di evitare il crollo di tali mercati (non conteggiati
neppure prima), escludendo altresì le obbligazioni bancarie e societarie, le gestioni previdenziali, polizze assicurative e fondi chiusi non liquidi o facilmente liquidabili, esistono oggi circa Euro 2’500-3’000 miliardi potenzialmente liquidi, di cui 1505 miliardi assolutamente liquidi e fermi sui conti correnti praticamente a tasso zero.
I titoli del debito pubblico sui mercati sono circa Euro 1’604 miliardi, di cui 95 sono già in mano direttamente a soggetti residenti in Italia (non banche e non istituzioni finanziarie).
Quindi, al 28 febbraio 2019 i titoli del debito pubblico italiano sui mercati in possesso di banche ed istituzioni finanziarie italiane ed estere erano circa Euro 1’509 miliardi (864 italiane e 645 straniere), di fatto PARI alla somma di Euro 1’505 miliardi giacente quasi inutilizzata sui conti correnti bancari, parte anche in conto deposito.

OBIETTIVI:

1) Vanno resi consapevoli i cittadini del PROBLEMA degli interessi sul debito pubblico e, contestualmente, dell’opportunità per TUTTI che ne conseguirebbe se i tassi di interesse si abbassassero.

2) Va identificato uno strumento giuridico-amministrativo che sia una SOLUZIONE per permettere ai risparmi degli italiani di affluire DIRETTAMENTE e con SEMPLICITA’ al Ministero dell’Economia e Finanze per il finanziamento del debito pubblico, evitando delle intermediazioni (comunque costose) che potrebbero disincentivarlo. Come oggi è possibile per i cittadini far affluire denaro direttamente al MEF (Agenzia delle Entrate o della Riscossione) per pagare le imposte e  saldare un debito, così deve essere possibile farlo affluire direttamente al MEF per prestarlo allo Stato e diventare suo creditore.

3) Va data una SPERANZA che esiste una (prima e parziale) soluzione per un futuro migliore, altrimenti le persone continueranno a vivere nel PESSIMISMO e senza sorriso ed in Italia non investirà mai nessuno.

 

3 Responses to "Una proposta sul come ridurre il debito pubblico in Italia (prima parte)."

  1. Andrea   23 Luglio 2019 il 23:32

    Avvocato con tutto il rispetto, di tutto quello trascritto l’unica cosa che appoggio e che va fatta é un inversione di tendenza e un abbassamento drastico della tassazione.
    Per il resto da quello che si legge un ceto medio non la vota (a mio parere)
    Nel momento che viene solo fatto passare per l’anticamera del cervello la parola (investimento-privato-risparmi) perde il 99% dell’appoggio popolare.
    Per rimettere in moto il paese serve aliquota minimo al 15%,le agenzie interinali devono essere bandite (abbiamo il CPI.), RIDUZIONE DEL 50%DELLE TASSAZIONE DEL PRIMO CONIUGE sulla bustapaga (QUINDI CHI DEI 2 LAVORA DI PIÙ) E REVISIONE DEI CONTRATTI DI LAVORO (ne devono esistere solo 2 determinato con una durata max di 2 mesi e max 1 rinnovo e INDETERMINATO PER RILANCIARE COSTRUZIONI, PARCO AUTO ITALIANO e FINANZIAMENTI IN GENERALE).
    SENZA SICUREZZA lavirativo/Economica nessuno finanzia un investimento e senza investimento l’economia ristagna.

  2. Francesco DIODATI   24 Luglio 2019 il 6:06

    Carissimo Avvocato COLUZZI, in merito all’articolo da lei pubblicato sul popolo riguardo la proposta su come ridurre il debito pubblico Italiano, se posso esprimere la mia opinione: è contro i principi costituzionali colpire le fasce più deboli ancorché ridurre i salari, siano essi pubblici o privati, demolisce le compiute fatiche della Rerum Novarum.
    Mi piacerebbe conoscere le intenzioni interne alla sua esternazione.
    Certo di essere in benevola
    Cordiali Saluti
    Francesco DIODATI

  3. Francesco DIODATI   24 Luglio 2019 il 6:29

    …stiamo parlando di redistribuzione anche ai meno abbienti! Come fa una persona che ha 0 ha spendere anche 1!?
    Stiamo forse parlando di rimpasto!?