Scuole sempre più vuote : i dati parlano chiaro,70.000 studenti in meno nel 2020.

Il calo demografico desertifica le aule: dal 2015 persi 188mila alunni. L’allarme dei sindacati: Il governo dia garanzie per gli insegnanti e trovi le soluzioni.

Scuole sempre più vuote : i dati parlano chiaro,70.000 studenti in meno nel 2020.

Il momento non è da sottovalutare, i dati forniti sono al quanto raccapriccianti, quasi settantamila alunne e alunni in meno nelle aule italiane da settembre. Lunedì sera alle 19 al Miur il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha avuto davanti i sindacati della scuola e alcuni dati per nulla confortanti come questo. Il ministro dovrà esaminarli per decidere l’organico del prossimo anno, che i rappresentanti dei lavoratori temono di vedere ridimensionato, ma sarà anche l’occasione per affrontare un tema di enorme impatto sociale per l’Italia.

Il calo degli iscritti al prossimo anno è un indice di sconfitta per tutti e, in particolare, per un governo che sostiene di voler aiutare le famiglie. «È il frutto del normale andamento demografico che risente dei periodi di crisi economica e poi si riflette sulla popolazione scolastica. Alla luce di questo, stiamo valutando di aprire un dialogo per rivedere i parametri sulle autonomie scolastiche in maniera più tarata sul territorio», commenta il ministro.

Dalle tabelle sulle iscrizioni risulta che al prossimo anno si sono iscritti 69.256 studentesse e studenti in meno, un calo dello 0,9% che assume dimensioni diverse se si considera l’andamento degli ultimi tre anni, in diminuzione costante e crescente. Oltre 45mila in meno nel 2016/17 rispetto all’anno precedente. Altri 67.754 in meno nell’anno successivo e 75.215 quest’anno scolastico rispetto al precedente. In totale si sono persi 188.583 alunne e alunni nei quattro anni scolastici a partire dal 2015/16, con un calo del 2,4%. E in futuro non si intravedono segnali di miglioramento. Anzi. Le altre tabelle all’esame del ministro e dei sindacati mostrano un calo di 369.057 studenti nei prossimi cinque anni in tutt’Italia, quasi quanto una città come Bologna o Firenze.

Se andiamo a vedere i dati regionali, il calo è più evidente al Sud e un po’ minore al Nord ma c’è una sola regione dove di anno in anno non si assiste a una diminuzione delle alunne e degli alunni presenti in classe, è l’Emilia Romagna, che a settembre porterà 1484 alunne e alunni in più nelle sue aule.

Il record negativo spetta alla Basilicata dove da settembre entreranno nelle aule 1742 studentesse e studenti in meno, un calo del 2,23%, in Calabria 5418 con un calo dell’1,96%, in Puglia 11.202 in meno con un calo dell’1,91% e in Campania altri 15.535 in meno con un calo dell’1,77%. In totale nelle regioni del Sud si perdono 48.570 alunne e alunni, il 70% del totale italiano.

Lo scenario

Nei prossimi cinque anni a sedersi in classe saranno 202.593 giovani in meno al sud, il 54,75% del totale italiano. Questo vuol dire che in futuro la demografia diventerà sempre di più un problema anche per le regioni del nord.

«Il Sud si sta avviando alla desertificazione – commenta Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl scuola – ma in tutt’Italia ci troviamo di fronte a un calo senza precedenti. Vogliamo capire che cosa intende fare il governo. Mancano le politiche per la famiglia, le politiche sociali e i sostegni per garantire alle coppie che stanno costruendo il loro nucleo la possibilità di andare oltre il primo figlio. Appaiono in difficoltà anche regioni come Piemonte, Lombardia o Veneto, tradizionalmente più ricche. L’unica a resistere è l’Emilia Romagna per la capacità di fare rete dei servizi sociali e di fornire sostengo alla donna che lavora».

Pino Turi, segretario generale Uil Scuola: «Incontreremo il ministro e speriamo che il governo colga l’occasione per mantenere il finanziamento allo stesso livello di quest’anno in modo da permettere alla scuola di rifinanziarsi e agli insegnanti di mantenere il livello di retribuzione. Siamo all’ultimo posto nel livello dei salari tra i Paesi Ue e il governo ha il coraggio di proporci l’autonomia differenziata, che non è altro che un modo per realizzare ulteriori risparmi».

Dall’incontro di ieri, insomma, i sindacati chiederanno garanzie per gli insegnanti e per l’intero sistema. Maddalena Gissi: «In quella sede capiremo davvero chi è il ministro, se ha ottenuto impegni da parte del premier per assegnare finalmente alla scuola il suo ruolo naturale di volano per la crescita dell’Italia». In caso negativo? Già proclamato lo sciopero generale il 17 maggio, dieci giorni prima delle elezioni europee.

dal web di Antonio Gentile

 

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