La “malabestia” della manipolazione mediatica (prima parte).

La “malabestia” della manipolazione mediatica (prima parte).

di ROBERTO PINNA (Cagliari) * roberto.pinna@dconline.info * Segretario regionale Sviluppo e Organizzazione Democrazia Cristiana della  Sardegna. 

www.ilpopolo.news * www.democraziacristianaonline.it * 

< La “malabestia” della manipolazione mediatica > (prima parte) 

Nel nostro impegno a far rifiorire la nostra Democrazia Cristiana ci scontriamo con l’opera spesso denigratoria di chi gestisci i mezzi di comunicazione.

L’uso massiccio dei social, dove ognuno può liberamente esporre le sue idee, spesso non corroborate da dati veri, rende il tutto tanto più difficile !

Sul problema si è spesso soffermato Noam Chomsky.

Egli è un linguista, filosofo, scienziato cognitivista, teorico della comunicazione, accademico, attivista politico e saggista statunitense.

Docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.

Le strategie vengono spiegate in dieci punti.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali.

2 – Creare problemi e poi offrire le soluzioni. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.

Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

(fine prima parte)

di ROBERTO PINNA (Cagliari) * roberto.pinna@dconline.info * Segretario regionale Sviluppo e Organizzazione Democrazia Cristiana della  Sardegna. 

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Una risposta a "La “malabestia” della manipolazione mediatica (prima parte)."

  1. Sergio   17 Febbraio 2019 il 18:32

    Soffermiamoci sull importanza di esprimere cosa che assume un valore molto importante. Le notizie divulgate non sono un problema perché possono essere contradette da fatti concreti. Il problema nasce quindi quando viene fatta una affermazione “non veritiera” ma non si anno i mezzi per contraddirla, a questo punto si diventa non democratici cancellando bannando. Ai posteri L ardua sentenza