Il pettegolezzo svanisce quando arriva all’orecchio di una persona intelligente.

Ognuno di noi converrà sul fatto che "sparlare" degli altri sia un comportamento riprovevole, da condannare; eppure, nella realtà non siamo sempre così coerenti.

Il pettegolezzo svanisce quando arriva all’orecchio di una persona intelligente.

Il meccanismo funziona sempre allo stesso modo: c’è un ipocrita che crea un pettegolezzo per diffondere il gossip e gli ingenui credono senza resistenza. L’epidemia di voci termina solo quando finalmente raggiunge le orecchie della persona intelligente, che ha questo cuore vaccinato che non risponde o risponde a ciò che è privo di significato.

In molti casi, il pettegolezzo si trasforma in un meccanismo di controllo sociale che conferisce una sorta di potere al professionista. La persona si pone al centro dell’attenzione di questo gruppo sempre ricettivo a qualsiasi pettegolezzo, qualsiasi informazione parziale come modo per uscire dalla propria routine e approfittare di questo nuovo stimolo come una distrazione.

Come si suol dire, i pettegoli non sanno come essere felici. Sono troppo impegnati a camuffare la loro amarezza in compiti inutili e superflui con cui convalidano inutilmente la loro autostima.

Infatti, quando capita che qualcuno vicino a noi inizi a raccontare con una certa malizia o malignità dei fatti di vita degli altri, ascoltiamo interessati, e non vogliamo perderci una parola, per poter poi essere in grado di riferire a qualcun altro la vicenda con dovizia di particolari.

La realtà è che non tutti sanno resistere alla voglia di spettegolare. Il pettegolezzo, infatti, è un’epidemia che solo la persona intelligente è capace di contrastare e vincere.

Lo Psicologo sociale Gordon Allport nel suo libro “The Psychology of Rumors” sosteneva che i pettegolezzi servono alle persone per rinsaldare il senso di appartenenza ad un gruppo per opposizione a qualcun altro. il gossip serve a diversi gruppi di persone per creare coesione tra loro e posizionarsi prima di qualcun altro. A loro volta, questi atteggiamenti sono piacevoli, rilasciano endorfine e aiutano a combattere lo stress.

La lingua non ha ossa, ma è abbastanza forte da ferire e avvelenare attraverso pettegolezzi e voci. Un virus mortale che scompare solo quando raggiunge le orecchie della persona intelligente.

Inoltre, questi comportamenti sono piacevoli, perché aiutano a rilasciare endorfine e a combattere lo stress. In alcuni casi il gossip diventa uno strumento di controllo sociale, che dà potere a chi lo pratica: infatti questi si collocherà immediatamente al centro dell’attenzione, uscendo dalla propria routine e traendo dunque vantaggio dal pettegolezzo.

Tuttavia i pettegolezzi non sono mai scevri dal giudizio, e non sono mai felici o costruttivi. Nel mondo di oggi, dominato dai social network, essi sono diventati ancora più pericolosi e dannosi, poiché il loro effetto di contagio si è moltiplicato esponenzialmente; e proprio per questo, vengono usati sempre più da chi ha interesse ad accumulare potere in maniera rapida, in spregio anche alla verità e alla logica.

La sola difesa possibile dal pettegolezzo è l’intelligenza, che agisce da barriera alla falsa informazione e alla malevolenza, spegnendo sul tempo una scintilla che rischia di bruciare qualcuno. In che modo opera? Interrompendo la catena di voci. Sarà utile perciò tenere sempre presenti queste considerazioni:

  • i pettegolezzi si diffondono quando qualcuno vuole acquisire notorietà e potere a spese di altri: per impedirglielo possiamo fare orecchie da mercante oppure agire con assertività, ponendo dei limiti e mettendo le cose in chiaro;
  • dobbiamo essere consapevoli che in qualsiasi gruppo o comunità c’è sempre il pettegolo che ama parlar male e fare gossip;
  • dobbiamo essere sempre integri e trasparenti nei nostri comportamenti, perché per sbugiardare un pettegolezzo a volte le parole non bastano: ci vogliono i fatti.

Pertanto, siate intelligenti: smettete di prestare orecchie e voce ai pettegolezzi, e parlate di argomenti più divertenti ed importanti.

di Antonio Gentile

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