La spaventosa verità sulla morte di Gheddafi: il documento degli 007 che inchioda la Francia.

«Un funzionario americano» avrebbe scritto a Clinton che «i francesi avevano scoperto che Gheddafi aveva un piano per sostituire la moneta coloniale francese con una moneta africana basata su quella libica». Per questo motivo, questa sarebbe la ragione dietro al bombardamento della Libia da parte della Francia nel 2011 e dell’«omicidio del colonnello Gheddafi» (ucciso dai ribelli il 20 ottobre 2011).

La spaventosa verità sulla morte di Gheddafi: il documento degli 007 che inchioda la Francia.

Da uno scambio di mail pubblicate da Wikileaks tra Sidney Blumenthal, ex assistente di Bill Clinton, e Hillary Clinton emergerebbe in modo chiaro che la Francia attaccò la Libia nel 2011 solo per meri interessi economici e per salvaguardare il franco CFA che condiziona la vita politica ed economica di tutte le ex colonie francesi in Africa.

Blumenthal comunica a Hillary Clinton il piano di Gheddafi per stabilire una nuova moneta panafricana da poter fornire ai Paesi africani al posto del franco CFA. Alla scoperta di tale piano da parte dei servizi segreti francesi, sempre secondo Blumenthal, Nicolas Sarkozy decide di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia.

Ecco uno stralcio della mail di Sidney Blumenthal tradotta in italiano:

“ Secondo le informazioni disponibili, il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento. Verso la fine del mese di marzo 2011 questi stock sono stati spostati nel Sabha (sud-ovest in direzione del confine libico con il Niger e il Ciad); presi dai caveau della Banca centrale libica a Tripoli.

Questo oro è stato accumulato prima dell’attuale rivolta e doveva essere utilizzato per fondare una moneta panafricana basato sul Dinar libico. Questo piano è stato progettato per fornire ai Paesi africani francofoni una alternativa al franco francese (CFA).

Gli ufficiali dei servizi segreti francesi hanno scoperto questo piano poco dopo l’inizio dell’attuale rivolta, e questo era uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia”.

Ma quale ingerenza umanitaria. Ma quale sostegno ai ribelli contro il sanguinario dittatore. Non è stato il “cuore”, né tanto meno la necessità di “esportare” la democrazia in Libia, a muovere la mano di Nicolas Sarkozy contro Gheddafi, nel 2011. Il grilletto del presidente francese è scattato per più volgari interessi economici. Finora si è sempre invocato il petrolio libico come il principale fattore che ha scatenato l’ offensiva di Parigi, cui fu giocoforza costretta ad adeguarsi anche l’ Italia di Silvio Berlusconi.

Ma adesso alcuni documenti diplomatici americani gettano, se possibile, una luce ancor più sinistra sulle vere ragioni per le quali l’Eliseo si mise alla testa della coalizione anti-Colonnello. E le cause hanno a che fare con il Cfa, ovvero il franco utilizzato nelle colonie francesi d’ Africa. Si tratta della moneta che un paio di giorni fa ha provocato l’ ennesima crisi diplomatica tra l’Italia del governo giallo-blu e la Francia di Emmanuel Macron, dopo le accuse a Parigi da parte del vicepremier, Luigi Di Maio.

Un fondo di verità sembra comunque esserci, in questa storia: ma non tanto per quanto riguarda le ragioni che convinsero la Francia a entrare in guerra.

È vero che, nel corso dei suoi decenni al potere, Gheddafi avesse manifestato il suo sogno di creare «gli Stati Uniti d’Africa», trovando però l’opposizione di diversi Paesi africani. Il collegamento con il franco Cfa e la sua sostituzione con una moneta legata al dinaro libico sono però presenti solo nell’email di Blumenthal e non in dichiarazioni ufficiali.

È vero anche che la Libia di Gheddafi avesse ingenti quantità d’oro. Come spiega un articolo del Financial Timesdel 22 marzo 2011, le riserve auree della Banca centrale libica ammontavano a circa 144 tonnellate d’oro, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Un valore totale di circa 6,5 miliardi di dollari, che sarebbero serviti a Gheddafi per finanziare la guerra civile e proteggersi.

Un rapporto del 2017 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha inoltre scritto che l’ex presidente libico era riuscito a spostare in Paesi come il Kenya e il Sud Africa oltre 8 miliardi di dollari, in diamanti e lingotti d’oro – in parte riconsegnati a conflitto finito.

Come detto, il documento in questione è un report confidenziale inviato all’allora segretario di Stato, nonché precedente e successivo candidato democratico alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Nella nota, la fonte illustra al numero uno del Dipartimento di Stato lo scenario che ha fatto da sfondo alla decisione di Sarkozy di sferrare l’ attacco contro Tripoli. Tutto ruota intorno alla potenza economica – sotto forma di riserve auree – del regime del Colonnello. Capace di arrivare a possedere, ricorda la fonte diplomatica americana, 143 tonnellate d’ oro, oltre che d’ argento. Un tesoro che nel marzo 2011, ricostruisce l’intelligence, fu trasferito a Sabha, sud-ovest della Libia, verso il confine con Niger e Ciad.

“Stock”, naturalmente, accumulato ben prima della ribellione, e del conseguente intervento occidentale, che nell’ ottobre del 2011 mise fine alla vita e al dominio di Gheddafi. E qui entrano in ballo i francesi. Nel senso che il disegno di Gheddafi prevedeva di utilizzare le riserve – quantificate in più di sette miliardi di dollari – per stabilire una moneta “pan-africana” basata sul dinaro libico. Un piano, è scritto espressamente nella mail indirizzata a Clinton, che avrebbe dovuto rappresentare un’ alternativa per i Paesi africani francofoni che utilizzavano il Cfa.

Da qui la reazione, interessata, di Sarkozy. L’intelligence francese, infatti, avrebbe scoperto il pensiero di Gheddafi subito dopo l’inizio della ribellione contro il Colonnello. E proprio il desiderio di Gheddafi di guidare l’ emancipazione dei Paesi africani francofoni da Parigi, è scritto nero su bianco nel report del “ministero degli esteri” di Washington, sarebbe stato il motivo principale che avrebbe convinto l’allora numero uno dell’ Eliseo ad agire. Il principale, non certo il solo, visto che nel documento trovano posto, tra le altre cause, il desiderio di guadagnare spazio nello sfruttamento del petrolio libico; l’ aumento dell’ influenza francese in Nord-Africa e il miglioramento della situazione politica interna francese.

Sta di fatto che, dopo la morte del Generale Gheddafi, vi è stato un maggiore flusso di immigrazione dalla Libia verso l’Italia, ed ora c’è da aspettarsi anche una ritorsione da parte del Premier Al Sarraj, che promette un’invasione di oltre 800mila libici. (leggi l’ampio articolo su il popolo di oggi 31 gennaio).

di Antonio Gentile