IL Popolo, tutti lo usano ma nessuno sa farne Buon uso.

L'opinione del Vice Direttore de il Popolo, si parla troppo di popolo, ma poi di quale ?

IL Popolo, tutti lo usano ma nessuno sa farne Buon uso.

In questi ultimi anni la parola più usata nello scenario politico italiano è stata quella del  Popolo, anche noi del giornale il Popolo siamo chiamati in causa , ma sicuramente possiamo dire e confermare che NOI l’ abbiamo coniata in tempi non sospetti e se la memoria non mi inganna credo che Nacque proprio nell’aprile 1923 come quotidiano indipendente vicino al Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo. Con a capo Giuseppe Donati  il primo direttore. Il primo numero de Il Popolo esce il 5 aprile 1923. Dal 9 ottobre 1924 diventa l’organo ufficiale del partito.

Ma tornado a noi la parola il popolo è stata convenzionalmente una parola speculativa e molto usata negli slogan elettorali, facendo nascere partiti o liste come: L’avvocato  del popolo, il popolo di Salvini, Potere al Popolo, la Lista del Popolo, il Popolo delle Libertà, il popolo a cui la Costituzione affida la “sovranità”. Sì, ma di che popolo stiamo parlando? Parliamo dello stesso popolo – e allora non servirebbero “tutte queste cento liste” – o di popoli diversi? Di chi sono gli interessi che i politici dicono di voler difendere?

Molti italiani rimangono basiti e un po’ confusi. C’è qualcuno fuori dalla mischia, che può aiutarmi a capire? Per me che poi mi confondo e posso illudermi di farne parte: di che popolo stanno parlando le diverse fazioni? Di che popolo intendono curare gli interessi?

Del popolo ricco o del popolo che non ha da sbarcare il lunario, del popolo giovane o del popolo pensionato, del popolo cattolico o del popolo musulmano, del popolo artigiano o del popolo industriale, del popolo agrario o del popolo metalmeccanico, del popolo che paga le tasse per intero o del popolo che evade il fisco, del popolo che evade il fisco per astuzia o del popolo che lo fa “per necessità”, del popolo di chi non ha un lavoro o del popolo di chi ne ha due o tre, del popolo dei maschi o del popolo delle femmine, del popolo con figli o del popolo senza, del popolo che vuole uscire dall’Europa o del popolo che vuole restarci dentro a tutti i costi per paura di ritornare a “navigare in mare aperto”,  del popolo che arriva dal mare, da questo mare che ci circonda per due terzi dello stivale, del popolo che ha capitali da giocare in borsa o del popolo che i pochi soldi li tiene ancora sotto il materasso, del popolo delle false partite iva o del popolo dei dipendenti statali ultragarantiti e intoccabili da qualsiasi legislatura?

Eh già, la lista è lunga e contorta, troppi i segmenti di popolo (e ce ne sono infiniti altri, in continua mutazione) sono portatori di diversi interessi e il politico o ne sceglie uno da rappresentare o si impegna su qualcuno, tentando di mediarli in parte: a memoria di umano, nessuno è mai riuscito ad alchimizzarli tutti quanti tutti insieme. E chi dice di volerlo fare… Non è comunque la prima volta che si buttano esche ghiotte ai fini del consenso “popolare”. Non è la prima volta nemmeno che ci si ricasca di nuovo, senza avere imparato niente da chi ci ha preceduto. Vedere il popolo del Popolo d’Italia del giovane Mussolini (voce del PSI interventista e repubblicano prima, organo del PNF poi), il popolo di “Avanti popolo alla riscossa” (bandiera rossa, bandiera rossa; ad lib.), il popolo del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, risorto come fenice nei primi novanta sulle ceneri della “balena bianca”. Vedere infine il popolo di “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (Articolo 1, per esteso).

Un dato è certo, abbiamo la memoria corta, o siamo in malafede, o abbiamo studiato poco. Secondo me vale l’ultima, in ogni modo. Ma resta un’opinione personale: mia e non per forza “popolare”. Stai a vedere che, applicando il criterio di esclusione, Silvio vien fuori – ancora – come il più credibile, almeno per rigore logico: il Popolo delle Libertà del 2009 definiva nei termini un segmento di popolo, quello interessato “alle libertà” (ok, concetto anche lui tutto da definire, che apre infiniti percorsi di determinazione di senso e costringe a riprendere fili antichi quanto il mondo, ma almeno è un inizio di scelta di campo). Studiare un po’ di storia contemporanea aiuterebbe.

Studiare un po’ di storia aiuterebbe. Studiare un po’, in generale  aiuterebbe. Soprattutto il popolo degli elettori che tra un po’ saranno chiamati alle urne,  parecchi ormai e disperatamente, visti i tempi, vogliono soltanto carpire il senso.

Quindi quando si parla di “Il Popolo”, potete andare sul sicuro, non confondetevi, potete solo che rilassarvi e leggere il nostro giornale, unico da quasi 100 anni che aggrega e parla di giustizia, legalità, unione della famiglia , del credo cristiano e dei valori,  di quei valori che tutti millantano e che nessuno pratica, ma di certo  è che non passeranno mai di moda.

Di Antonio gentile